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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 29 Marzo - ore 20.51

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"Vi racconto cos'è il Bar Lamia"

Una testimonianza dal borgo di Porto Venere. La petizione online ha raggiunto quota 1.286 sostenitori.

`Vi racconto cos´è il Bar Lamia`

La Spezia - Per la comunità è di Porto Venere perdere il Bar Lamia è un colpo al cuore. E oltre alla petizione online su change.org, alla quale mancano 214 firme per arrivare a 1.500 e alla conseguente consegna del documento agli enti di competenza, la famiglia fornisce una nuova testimonianza che avvalora sempre di più l'attaccamento dei portoveneresi allo storico bar che rischia la chiusura e la messa all'asta per il passaggio dei beni del demanio al Comune.
La testimonianza è di Giuliana Calvellini, memoria storica del paese che ha vissuto di persona tutti i cambiamenti e il lavoro fatto dalla famiglia Lamia. "Anche Porto Venere, purtroppo, sta perdendo, anno dopo anno, quel fascino discreto e silenzioso della “memoria storica” - racconta la signora Calvellini -, in questo tempo ormai pervaso dalla smania ossessiva del cambiamento in cui il decoro cade nel “maquillage” e l’innovazione nel manierismo. Così ci troviamo di fronte a eventi indecifrabili ed incomprensibili quali l’asta del mitico Bar Lamia, che racchiude non solo la passione e il lavoro di tre generazioni, ma soprattutto il loro rispetto sensibile e visibilissimo nell’ambiente circostante. Basta posare lo sguardo sul profumato pittosforo dove un tempo c’erano i focolari per i pescatori che tingevano le reti di cotone bianco, proprio sotto la Torre Capitolare. Quel pittosforo è il simbolo concreto del rispetto della Bellezza paesaggistica del luogo, quella Bellezza ormai minacciata dall’ottusa logica del profitto, contrabbandata come progresso. In questo spazio dove sorge da oltre mezzo secolo il Bar Lamia che, allora, chiamavamo “ù chalet” abbiamo avuto il privilegio, grazie al Signor Rino Lamia, di ascoltare i primi dischi jazz, abbiamo ballato con le melodie dell’orchestra Biso, abbiamo conosciuto attori famosi, da Rex Harrison a Tyron Power con Linda Christian, la regina Giuliana d’Olanda, la principessa Paola di Liegi, abbiamo vissuto serate indimenticabili per l’emozionante atmosfera dell’ambiente che ci circondava, un ambiente creato per la sensibile attenzione alla “memoria storica” del borgo da parte dei proprietari, consapevoli che la “memoria” è il parametro concreto di misura esistenziale".
"Allora, noi abitanti, - prosegue - che siamo i veri attori locali, cerchiamo di non tradire la nostra “coscienza paesaggistica” con i suoi grandi valori che, purtroppo, non sempre coincidono con le immagini ludiche e consumistiche proposte al turista e tanto meno con gli interessi economici di coloro che arrivano per sfruttare il territorio.
La sfida è grande: tutelare, difendere, conservare questo straordinario patrimonio di storia, di cultura, di bellezza.
Oggi Porto Venere ha necessità non di progetti avveniristici, ma di un progetto storico in cui la Memoria deve recuperare il suo giusto valore. Chi arriverà domani a stravolgere quell’angolo sotto l’antico pittosforo? Qualcuno che concepisce il paesaggio una merce di consumo? Noi osiamo sperare che le future generazioni del nostro borgo non debbano mai pronunciare le struggenti parole dei Maya nello scontro contro gli “azule” (i forestieri): per loro gli Spagnoli".
“Allora tutto era buono. In loro c’era sapienza. Non fu così che fecero gli “azule” quando giunsero qui - conclude. Essi vennero a far sfiorire i fiori. Perché il loro fiore vivesse. Sciuparono e succhiarono i nostri fiori”.

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