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"Siate semplici come le colombe"

Luigi Ernesto Palletti, vescovo della diocesi della Spezia, Sarzana e Brugnato

il messaggio del vescovo per le ordinazioni di tre nuovi sacerdoti spezzini
"Siate semplici come le colombe"

La Spezia - Non possiamo limitare la nostra fede a ciò che abbiamo ascoltato, dobbiamo entrare nella comunione di un Chiesa concreta, di un popolo di Dio che concretamente vive su un territorio, che cammina oggi nella storia. Attraverso l’inserimento in quel popolo, noi siamo inseriti in tutta la Chiesa, perché ogni Chiesa in comunione col Successore di Pietro è pienamente cattolica. E questo diventa per noi non solo un dono, ma anche un impegno: l’impegno della fedeltà, dell’essere in comunione con questa Chiesa, in comunione con il Suo pastore.

In comunione con la Parola annunziata e con il Mistero celebrato. E questo anello di comunione sappiamo che ha dei volti, dei volti ben precisi. Principio di unità di questa Chiesa sono io con tutti i miei limiti, con tutti i miei difetti, con tutti i miei peccati. Certo poteva esserci qualcosa di più bello, di più gradevole di me, ma il Signore ha scelto me, perché? Perché non lo so. E se si vuole essere in comunione con questa Chiesa si deve essere in comunione col Pastore, non con la persona privata con la quale si può anche litigare, ma col Pastore che è segno sacramentale di unità. Poi è altrettanto vero che, se si vuole attingere dalla ricchezza della misericordia di Dio e dalla grazia che Egli pone in mezzo a noi, abbiamo bisogno dei pastori della Chiesa, quelli che voi incontrate tutti i giorni, i vostri parroci, i vostri sacerdoti, i quali sono in comunione con il vescovo.

Oggi il Signore ci dona tre presbiteri, don Alessio, don Emilio, don Stefano, un grande dono per la Chiesa, un dono che va accolto, custodito e accompagnato, perché il presbitero dona a tutti noi la grazia di Dio nella riconciliazione, il dono dell’Eucarestia sull’altare; però ha bisogno di essere sorretto da tutti noi, ha bisogno di essere sorretto dalla preghiera, amato nel cammino che compie, accompagnato nelle fatiche che certamente ha e che spesso non si vedono, ma sono presenti. Ecco, noi oggi dobbiamo rendere grazie di tutto questo. Lo vogliamo dire perché sono tre i nostri presbiteri e lo vogliamo dire alla luce della Parola di Dio. Ricordando a loro, con loro, per noi alcuni piccoli brani di Vangelo. Il primo: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”. Non siamo di fronte ad una scelta nostra. La creatura risponde, non sceglie, risponde alla chiamata di Dio. Allora ci rendiamo conto che il rispondere comunica questo come dono, come dono integrale di vita, perché non è qualcuno che ti chiama, ma è Dio che ti chiama e il rispondere è entrare dentro una sequela ben precisa. “Non voi avete scelto me, io ho scelto voi e vi ho costituiti”. Non solo scelti, ma anche costituiti, vi ho fatto diventare ciò che non eravate, perché portiate frutto. Questo è il passaggio forte che nessun presbitero dovrebbe mai dimenticare: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”. Tra l’altro, l’abbiamo sentito, nella voce della Chiesa questo “Vieni e seguimi”, reso anche udibile dalle nostre orecchie, accolto col cuore della Chiesa. C’è subito un secondo passo che viene chiesto: “Io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”. Il Vangelo non fa sconti, non dice che vai a fare una vacanza, “Io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi” e poi dice: “Siate semplici come colombe e prudenti come i serpenti”. Non c’è spazio per la stupidità, ma neanche per l’arroganza. In mezzo ai lupi si vince se si è autentici, nella prudenza e nella semplicità e dunque se si è radicati nella verità del Vangelo. Questo è il secondo passaggio, che non dovremmo mai dimenticare. Lui ci ha scelti e ci ha mandato. Ci ha mandato a volte in situazioni molto difficili, ma con uno stile ben preciso: semplici come le colombe, prudenti come i serpenti. E questo per annunziare il Vangelo, perché nulla vada sciupato, perché ogni persona possa incontrare la misericordia, certo nella verità, perché la misericordia possa diventare veramente la strada maestra, che parte dalla verità e conduce alla verità ed ha come compagna indissolubile la conversione, propria e di chi incontriamo.

Allora si parla di misericordia. Se si parla solo di verità, si potrebbe anche arrivare a parlare di condanna, se si parla solo di misericordia, si potrebbe anche arrivare a parlare di compromesso, ma se si parla di conversione, allora veramente la misericordia è unione con la verità, con la conversione verso la pienezza. Ecco, “semplici come le colombe”: non c’è spazio per i personalismi, non c’è spazio per le nostre idee private che possiamo sempre avere, perché noi siamo ministri della Chiesa, nella verità della Chiesa, nell’annunzio del Vangelo. Dobbiamo occuparci delle cose di Dio. Ma dentro una speranza. Ecco quelle parole così profonde di Gesù: “Rallegratevi piuttosto, perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”. Questa è la speranza di ogni pastore e di ogni fedele: rallegrarci, “perché i nostri nomi sono scritti nei cieli”. Ringraziamo il Signore e non dimentichiamoci di chiedere al Signore altre tante, sante vocazioni al sacerdozio.

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