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Ultimo aggiornamento: Lunedì 06 Luglio - ore 11.28

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"Sbattezzi" in crescita, ma pochi lo rendono noto

Religioni e ateismo: cifre in Italia, Liguria e alla Spezia. Il sito che registra le fughe dagli elenchi parrochiali conta 15 spezzini. La Uaar: "Sono molti di più, ma non tutti si registrano online".

"Sbattezzi" in crescita, ma pochi lo rendono noto

La Spezia - Il dibattito sulla coesistenza delle diverse religioni ha una storia lunga quanto il pensiero filosofico. Da Sant'Agostino in poi la necessità o meno di un'esistenza confessionale o laica ha riempito le pagine di volumi significativi che hanno superato interi secoli, pienamente attuali nelle loro domande, nelle loro considerazioni di merito. Ma a proposito di religioni e di ateismo, è molto interessante guardare e percepire cosa accade dall'altro lato della barricata.

Ateismo e agnosticismo hanno dato vita a movimenti di pensiero alternativi alla dinamica prettamente clericale con gesti di un certo peso, come ad esempio quello dello “sbattezzo”.
Cesare Bisleri e Nicola Caprioni, rispettivamente coordinatori provinciale e regionale dell’Uaar, (Unione degli atei e degli Agnostici Razionalisti), provano a spiegare il loro punto di vista.
"È di poche settimane fa, uno studio molto interessante sull’evoluzione dei culti nella provincia spezzina che metteva in luce la crescita, sicuramente veritiera, di nuove comunità religiose non cattoliche. Secondo una stima attribuita a Eugenio Stretti, pastore della chiesa cristiana metodista valdese, i credenti non cattolici sarebbero passati in 10 anni da circa duemila agli attuali settemila, dei quali circa 3.500 islamici, 600 buddisti e il resto attribuibili a confessioni protestanti. A questi andrebbero aggiunti ci circa 2.000 testimoni di Geova della provincia spezzina. Il tutto rappresenta circa il 3% degli abitanti del nostro territorio".

Che idea vi siete fatti a questo proposito
"E’ sicuramente molto interessante che si analizzino correttamente i flussi di spostamento delle varie fedi religiose, sarebbe ancora più interessante analizzare il dato complessivo, non limitando la ricerca all’ambito esclusivo di quanti professano una fede religiosa, ma agli orientamenti in materia religiosa di tutta la popolazione, ivi compresi gli atei e gli agnostici, cioè quanti non credono all’esistenza di un dio”.
“Secondo dati recenti - specifica Caprioni - la percentuale di quanti si dichiarano non credenti in alcun dio, nella nostra regione è del 37% degli abitanti, dato che colloca la Liguria al primo posto in Italia per la percentuale di non credenti sul totale dei residenti. La percentuale della nostra provincia è perfettamente allineata a quella regionale, ed ha registrato una crescita, nell’ultimo decennio, dal 24% al 37%. Questo fa sì che il gruppo degli atei o degli agnostici venga teoricamente subito dopo quello dei cattolici, se consideriamo le sole dichiarazioni rilasciate spontaneamente dai cittadini; se invece analizzassimo la frequenza al culto dei credenti, che oggi si attesta intorno al 14%, 15% della popolazione, addirittura i non credenti sarebbero in numero maggiore dei cattolici praticanti".

Anche la scuola permette di fare un censimento indicativo?
"Altri segnali, effettivamente, vengono dalla continua crescita del numero di ragazzi e studenti che decidono di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole o dal numero dei matrimoni civili, ormai triplo rispetto a quelli celebrati in chiesa. E’ indubbio, quindi, che la vera crescita non sia delle religioni diverse da quella cattolica, fenomeno in buona parte attribuibile all’impatto dell’immigrazione, ma che piuttosto sia in atto un effettivo e concreto processo di laicizzazione della nostra società che, tra l’altro, sente sempre più stridenti gli anacronistici privilegi accordati alla chiesa cattolica, la quale, ricordiamo, pesa economicamente sulle spalle di noi tutti cittadini italiani per circa 7 miliardi di Euro l’anno tra 8 x mille, esenzioni IMU e IVA, fondo pensioni del clero, pagamento di stipendi e pensioni d’oro ai cappellani militari e poi preti negli ospedali, pagati dalle Asl, nelle carceri, 20.000 insegnanti di religione, che, nonostante la forte diminuzione di quanti seguono le loro lezioni, aumentano enormemente”.

Rimane la questione sacramenti, nella maggior parte dei casi scelte dei genitori nei confronti di minorenni inconsapevoli.
“In questo processo di laicizzazione è evidente una progressiva disaffezione nei confronti della chiesa cattolica, soprattutto da parte dei giovani, che intendono prendere distanza da imposizioni, quali il battesimo, la comunione e la cresima, subiti in un’età certamente inconsapevole. Ecco che il cosiddetto "sbattezzo", - continua il coordinatore provinciale Cesare Bisleri - è così diventato per molti uno strumento per dichiarare ed ufficializzare la propria indipendenza e distacco da una religione alla quale non ci si sente di appartenere. Ogni anno vengono scaricati dal sito dell'Unione degli atei e degli agnostici razionalisti e dal sito sbattezzati.it  decine di migliaia di moduli per lo sbattezzo e proprio l’anno scorso, è stato raggiunta la cifra record di 47.726 moduli scaricati, superiore a quella del 2012, quando furono 45.797.
Da quando, nel 2000, è stato attivato il servizio sul sito per la richiesta di cancellazione dal registro dei battezzati da inviare alla parrocchia di riferimento, sono stati scaricati circa 340.000 moduli, con picchi significativi in corrispondenza di particolari eventi o scandali che vedevano protagonisti la chiesa cattolica ed il clero, numeri che sono comunque in costante crescita e che rappresentano segnale del sempre più diffuso desiderio di recuperare un'identità senza imposizioni".

Esiste un elenco degli sbattezzati? Quanti sono fino ad oggi?
“No. Esiste il sito Sbattezzo counter (www.sbattezzati.it), il cui implemento è lasciato alla volontà ed interesse dei singoli, dove è possibile pubblicare il proprio sbattezzo, con l’oscuramento dei dati sensibili. Da questa mappa dello sbattezzo, che ne conta soltanto 3.463, sparsi sul territorio nazionale, si può ricavare una sorta di statistica in miniatura del fenomeno, in cui è ben visibile anche il nostro territorio, con le dovute proporzioni tra le diverse province. La regione Liguria conta 129 sbattezzi registrati, risultando al decimo posto in Italia, con numeri provinciali che vanno dagli oltre 70 di Genova, ai 20 di Savona e 16 e 15 di Imperia e La Spezia.

A quando un vero e proprio elenco?
"Proprio la disciplina per la protezione dal trattamento dei dati personali è stata lo strumento con cui oggi si può ottenere la cancellazione degli effetti civili del battesimo. La L. 675/96 definisce il “trattamento dei dati personali” e sotto questa definizione ricade senz’ombra di dubbio la redazione e la conservazione dei registri dei battezzati nelle parrocchie.
È ovvio, quindi, che per motivi legati al diritto alla privacy non ci possa essere un elenco o registro degli sbattezzati per cui non è possibile nemmeno conoscerne il numero esatto perché l’UAAR ha voluto che il facsimile circolasse liberamente attraverso Internet, fotocopie e banchetti, e ciò esclude un’ipotesi attendibile di calcolo. Tuttavia, per una stima approssimativa, che porta ragionevolmente a vedere il fenomeno in continua crescita, e quindi considerare gli sbattezzati in numerose migliaia, è possibile rifarsi al numero dei moduli di sbattezzo richiesti. Da quando, nel 2000, è stato attivato il servizio sul sito per la richiesta di cancellazione dal registro dei battezzati da inviare alla parrocchia di riferimento, sono stati scaricati online circa 340.000 moduli, con picchi significativi in corrispondenza di particolari eventi o scandali che vedevano protagonisti la chiesa cattolica ed il clero, numeri che si dovrebbero poi sommare anche alle decine di moduli che vengono richiesti, e quindi consegnati di persona, in occasione dei nostri stand sul territorio. Un segnale, insomma, del sempre più diffuso desiderio di recuperare un'identità senza imposizioni”.

Cosa bisogna fare per sbattezzarsi?
“È molto semplice, basta compilare il modulo scaricabile dal sito Uaar ed inviarlo, allegando la fotocopia del documento d’identità, con una raccomandata A.R. al parroco della parrocchia presso la quale si è stati battezzati.
Il modulo contiene già la richiesta di annotare nel registro dei battesimi, in corrispondenza del proprio nome, la propria volontà di non far più parte della Chiesa cattolica e tutte le norme e riferimenti giuridici che il parroco è obbligato ad osservare. Dopo alcuni primi casi di diniego o indifferenza verso le richieste, opportunamente censurati e sanzionati dagli interventi legali che anche l’Uaar sostiene, sono diventati sempre più rari i tentativi di ostruzionismo e, ormai, si può dire che la prassi sia una risposta celere; solitamente entro i termini di tempo richiesti, lo “sbattezzato” si vede arrivare la comunicazione dell’Arcidiocesi, con la notifica dell’avvenuta trascrizione e con le conseguenze di ordine giuridico pastorale che essa comporta, compresa la “scomunica Latae Sententiae”.

Perché secondo il vostro punto di vista è giusto sbattezzarsi?
“Oltre ad un atto di coerenza, forse il più sentito, - conclude Bisleri - le motivazioni per cui una persona decide di sbattezzarsi possono essere molteplici e talvolta anche personali, alcune fra le più comuni le riporta, in sintesi, lo stesso sito Uaar”, che affronta l’argomento nel dettaglio, fornendo risposte esaurienti ai molti quesiti che ci si può porre”.

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