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"Rsa Mazzini, possibile che contagio sia partito da personale"

La dottoressa Massei audita in commissione: "Nessun caso fino al 22 ottobre, era struttura 'verde'. Siamo rimasti scioccati". Metà personale positivo e inservibile, la struttura ora è un reparto a bassa intensità.

Servono infermieri
"Rsa Mazzini, possibile che contagio sia partito da personale"

La Spezia - “In Asl siamo rimasti scioccati quando sono emerse le positività alla Rsa Mazzini, che non aveva mai avuto contagiati prima, era sempre stata pulita. Fino al 22 ottobre, come da monitoraggio periodico, risultava verde. Appena sono usciti i casi, abbiamo separato positivi e negativi”. Così ieri la dott.ssa Massei, direttore sociosanitario Asl5, ascoltata dalla III Commissione del Comune della Spezia in merito alla delicata situazione della residenza (gestita da Kcs), dove ora, come specificato dalla dirigente nel corso dell'audizione, ci sono 46 ospiti, tutti positivi al Covid-19; altri undici sono ospedalizzati (ce n'era un altro, deceduto), mentre i pochi rimasti negativi sono stati trasferiti alla Sabbadini di Sarzana. I contagi hanno aggredito anche il personale, che, dimezzato, ora conta circa 35 unità, di cui soltanto 4 infermieri (dai precedenti 14), “un numero problematico, perché sono necessari per lo svolgimento di determinate azioni e terapie”, ha rilevato Massei, illustrando come l'azienda sanitaria si sia attivata celermente, al palesarsi dei primi contagi (il 22 ottobre), aiutando la struttura con più risorse e strategie: G-Sat, infettivologo, cardiologo, ricerca di personale (“abbiamo fatto richiesta ad Alisa di infermieri e oss per la Mazzini, anche guardando al bando della Protezione civile in corso”), fornitura di materiale (2mila Ffp2, 180 camici oncologici, 60 tute lavabili, 100 calzari, cuffie di protezione), sostegno psicologico.

“Di fatto la residenza – ha aggiunto la dottoressa - adesso opera come un reparto a bassa intensità ospedaliera. Struttura Covid o non Covid? Quel che conta è che ora i pazienti sono tutti positivi, quindi la trattiamo come una struttura Covid per quel che concerne i minutaggi del personale e il tipo di assistenza da dare”. Tanti gli interrogativi, i dubbi e le valutazioni dei commissari, in particolare di Melley, Pecunia, Corbani, Baldino, Frijia (anche presidente), Frascatore, nonché dall'assessore Giorgi. Tra le risposte date dal direttore sociosanitario, anche quella in merito al possibile innesco del contagio all'interno di una struttura sigillatissima (chiusa anche ai familiari), come devono essere le Rsa. “Non mi capacito nemmeno io di come possa essere accaduto – ha detto -, però posso immaginare che la causa possa essere qualcuno del personale positivo e asintomatico, ma non ne ho la certezza. Gli ospiti quando escono, ad esempio per una terapia, al rientro non raggiungono le camere, ma passano otto giorni nell'area buffer e fanno i tamponi. Pazienti positivi respinti dal San Bartolomeo e tornati indietro? No, nessun respinto e se così fosse stato, ripeto, avrebbero trascorso il periodo prestabilito nell'area buffer”.

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