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"Rsa Mazzini è ormai struttura Covid, ma non si usano le misure adeguate"

La Cgil interviene sul caso della casa di riposo in cui si sono registrati decine di contagi tra ospiti e lavoratori. Ghiglione, Lombardo, Comiti e Mastrantonio: "Difficoltà a garantire continuità assistenziale. Famiglie senza notizie da giorni".

Situazione esplosiva
"Rsa Mazzini è ormai struttura Covid, ma non si usano le misure adeguate"

La Spezia - La Cgil spezzina parla apertamente di negligenza e di possibili fattispecie di reato come epidemia colposa od omicidio colposo. I toni con i quali i vertici sindacali di Via Bologna parlano della situazione sanitaria generale e di quella della Rsa Mazzini in particolare sono duri. E non potrebbe essere altrimenti, visto che meno di una settimana fa la Camera del lavoro ha depositato un esposto in procura proprio a riguardo della gestione della seconda ondata all'interno della struttura di Viale Alpi.

"Uno dei quattro infermieri che sono rimasti al Mazzini è positivo: ci sono gravi difficoltà a garantire la continuità assistenziale. E ci risulta che nonostante tutto Asl 5 non risponda a telefonate ed email. E oggi dovrebbero tornare i carabinieri nella struttura. Siamo di fronte a un atteggiamento negligente da parte di Asl e Regione - ha esordito Lara Ghiglione, segretario generale della Cgil spezzina, nel corso di una conferenza stampa online - che avrebbero dovuto imporre una maggiore attenzione a tutto l'ambito sanitario. E ancora di più nelle strutture per gli anziani, che sono certamente i più fragili e a rischio". "Invece - ha proseguito Ghiglione - i positivi al Mazzini, tra ospiti e lavoratori, sono sono moltissimi. Gli operatori non sono stati divisi in tempo tra la zona contaminata e quella Covid free e i contagiati non sono stati portati con la necessaria solerzia al San Bartolomeo. E invece di gestire la questione con più Oss e infermieri, parte del personale è in cassa integrazione, mentre i Dpi non si trovano... Ci sono troppe mancate attenzioni che possono essere state causa di contagio e sarà la magistratura a decidere se ci sia un collegamento con i decessi di pazienti positivi che si sono registrati. In quel caso l'ipotesi di reato potrebbe passare da epidemia colposa a omicidio colposo. Il nostro obiettivo è di porre le basi per consentire agli operatori di lavorare in sicurezza e agli anziani di essere accuditi senza rischi che potrebbero essere contenuti".

A entrare in profondità nelle questioni che riguardano la Rsa la cui gestione è stata appaltata da Asl 5 alla cooperativa Kcs Caregiver sono stati i segretari provinciali di Fp Cgil, Daniele Lombardo, di Filcams Cgil, Luca Comiti, e di Spi Cgil, Carla Mastrantonio.
"La Rsa Mazzini è ormai di fatto una struttura Covid - ha dichiarato Lombardo - anche se non è assolutamente adeguata per ospitare casi. Nemmeno uno solo, e infatti si sono moltiplicati in pochissimi giorni. La struttura è stata data in affidamento alla nuova cooperativa a ottobre e avrebbe dovuto essere oggetto di manutenzione straordinaria: basti pensare che le finestre non si possono aprire (e sappiamo quanto sia importante la circolazione di aria fresca in questo momento) e il riscaldamento è svolto tramite un sistema di ventilazione, cosa che è fortemente sconsigliata dall'Oms per contenere il rischio di contagio da coronavirus. La prima mossa di Kcs al suo arrivo è stata mettere in cassa integrazione tutto il personale della Rsa utilizzandolo come tappabuchi nelle diverse sezioni, altro fatto vietato dalle linee guida sanitarie nazionali e internazionali: non c'è stata una divisione degli operatori. E i Dpi non sono adeguati alla situazione. Dopo aver avuto per qualche giorno le tute integrali usa e getta per una fornitura straordinaria dettata dalla situazione si è tornati ai camici a 3/4. Questi corrispondono ai criteri richiesti dall'Istituto superiore di sanità per le Rsa, ma, lo ripeto, questa è nei fatti una struttura Covid, quindi occorrono le protezioni che sono utilizzate nei reparti del San Bartolomeo. C'è una sommatoria di cause che hanno portato a un utilizzo della struttura è inadeguato e l'esito è quello di altre strutture del genere nel Nord Italia".

Comiti ha spiegato la situazione dal punto di vista del personale della pulizie: "A ottobre avevamo già affermato che non c'erano le condizioni per far fronte a questo periodo complicato. Era chiaro che il monte ore annuo portato da 24mila ore a 15mila ore di pulizie avrebbe potuto essere un enorme problema in questo momento. E i prodotti e i Dpi utilizzati per le pulizie non possono essere quelli di sempre, quelli ordinari. La situazione è straordinaria e servono misure e materiali adeguati: è indispensabile utilizzare igienizzanti specifici negli spazzi della Rsa".

Guardando le cose dal punto di vista degli ospiti del Mazzini e dei loro familiari, a prendere la parola è stata Mastrantonio, rappresentante della categoria dei pensionati della Cgil: "Le dichiarazioni di ieri del presidente della Regione Giovanni Toti (leggi qui), poi smentite in maniera approssimativa e confusa (leggi qui), non sono un problema solamente per le sue parole ma per il concetto, la cultura che si sta insinuando nella politica, ovvero il tentativo di proporre come soluzione la divisione degli anziani dal resto della popolazione. E' un'ipotesi inaccettabile e ancora di più se detta dal governatore della regione più vecchia d'Italia: dovremmo essere all'avanguardia nei servizi agli anziani, dovremmo essere in grado di proteggerli a casa e nelle Rsa senza pensare di isolarli. Per far funzionare meglio la macchina - ha proseguito Mastrantonio - non è più sufficiente la convenzione siglata con i medici di famiglia per effettuare i tamponi, occorrono squadre territoriali. Per le Rsa è chiaro da mesi che servivano protocolli precisi e modifiche alle strutture, invece la gestione è completamente disorganizzata, anche ora che il caso è esploso nella sua gravità. Isolare gli anziani contagiati li fa sentire anche abbandonati dai propri cari, questo è disumano: abbiamo chiesto di dare la possibilità agli ospiti di effettuare vidochiamate con i familiari. A Brugnato è stata realizzata una nuova struttura che attende l'approvazione e che va proprio in questo senso. Al Mazzini, invece, ci sono due nuclei familiari che non riescono a mettersi in contatto con i loro anziani ricoverati da giorni: non sanno quali sono le loro condizioni di salute, al di là della positività o meno al tampone. Questo non è assolutamente accettabile. Inoltre, in generale, diciamo un no deciso all'utilizzo della Rsa come reparti Covid".

Nella giornata di domani si svolgerà il tavolo presieduto dalla prefettura al quale siederanno Asl, Kcs e i sindacati: i temi sono tutti sul tappeto. Tutti protagonisti si presenteranno?

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