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"Riconciliarsi è restituirsi gli uni agli altri"

"Riconciliarsi è restituirsi gli uni agli altri"

La Spezia - Una pagina non solo di riconciliazione e di conversione ma anche di restituzione, che restituisce le persone le une alle altre: così il vescovo Luigi Ernesto Palletti, parlando domenica ai catechisti ed agli insegnanti di religione, riuniti a Gaggiola per la “penitenziale” di Quaresima, ha descritto la parabola evangelica del padre misericordioso, letta nella liturgia del giorno. Il vescovo ha insistito sul tema della “restituzione”, che porta ad una rinnovata “unione”, in questo caso, tra padre e figlio. La figura del padre appare, nella società di oggi, sempre più una figura difficile, complessa, spesso assente. Quasi idealmente alla vigilia di quella “festa del papà” che un certo consumismo celebra oggi, il vescovo ha richiamato le radici di quella unione: «Grande danno del peccato è la rottura dell’unione, non solo con Dio, ma anche con i fratelli. Questa rottura la troviamo molto bene esposta nella parabola .... Ebbene, quello che a noi interessa non è tanto il ritorno a casa del figlio, che è un riconoscersi peccatori, ma non un ritornare da figli; tanto è vero che quando torna dice “non sono degno di essere chiamato tuo figlio”.

Qui abbiamo la prima “restituzione”: al padre viene restituito il figlio, ma al figlio viene restituito il padre !». E dunque la comunione è riallacciata, la lontananza è venuta meno, non perché non intercorrano più chilometri fra loro, ma perché c’è stata una vera restituzione reciproca. La riconciliazione ci porta dunque ad essere restituiti a Dio come
figli, e ci porta ad accogliere Lui come padre perché Egli non cessa mai di essere tale nei nostri confronti». Il vescovo si è poi soffermato sulla figura del figlio “rimasto a casa”, modello di fedeltà: «E’ vero che questo figlio è rimasto a casa, che non ha sciupato nulla ... ma è altrettanto vero che si è cancellata, come nell’altro figlio, la figura della paternità e della fraternità. Anche lui ha dunque bisogno di “restituzione”. Il padre gli risponde: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era
perduto ed è stato ritrovato». «A questo punto noi non dobbiamo tanto sapere che cosa ha poi fatto questo figlio, ma dobbiamo domandarci cosa facciamo noi nella nostra vita: riscoprendo la bellezza della misericordia di un padre che ci riaccoglie, la necessità di una conversione che Egli ci viene a portare, la gioia nel sentirci attesi da Lui che ci riabbraccia, la drammaticità del peccato che realmente rompe le relazioni con Dio e con i fratelli, la necessità di un perdono che diventi anche restituzione».

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