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Ultimo aggiornamento: Lunedì 25 Marzo - ore 16.10

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"Quando pensiamo di giudicarli, sono i partigiani a giudicare noi"

Il professor Galantini ha reso omaggio ai caduti della Brigata Internazionale.

arrivano le pietre d'inciampo
"Quando pensiamo di giudicarli, sono i partigiani a giudicare noi"

La Spezia - Una giornata di sole ha salutato i convenuti accomunati dal desiderio di fare Memoria a Valeriano. Dopo la messa e la posa della prima pietra d'inciampo in ricordo di una vittima della deportazione, in piazza XXVI Gennaio, alla presenza delle autorità, sono stati resi gli onori alle lapidi che ricordano i caduti. Il corpo musicale "Giacomo Puccini" di Vezzano Ligure ha eseguito l'inno di Mameli e una selezione di canti della Resistenza. Nel Circolo Arci hanno fatto quindi seguito gli interventi del sindaco Fiorenzo Abruzzo, che ha sottolineato l'ampiezza del contributo offerto dalla popolazione locale nella Lotta di Liberazione e i rilevanti sacrifici patiti, testimoniati anche dalle numerose pietre di inciampo che l'amministrazione provvederà a collocare entro il 25 Aprile, affinché le nuove generazioni possano ricordare i tragici eventi che accompagnarono i terribili anni della Seconda Guerra mondiale.

Il copresidente del Comitato provinciale unitario della Resistenza della Spezia Paolo Galantini, dopo aver salutato i Labari dei Comuni di Vezzano, Lerici e Borgo Taro e le autorità presenti, tra cui il dottor Mauro Lubatti, già Prefetto della Spezia, ha ringraziato tutti coloro che si sono adoperati per il successo della manifestazione rendendo un particolare omaggio al vessillo del Battaglione Internazionale, portato dall'avvocato Brian Lett, figlio del maggiore inglese Gordon Lett, che ne fu l'ispiratore e il comandante, alla cui memoria è stato elevato un grato e commosso applauso.
"Salire a Valeriano - ha quindi proseguito Galantini - significa per me in particolare riabbracciare idealmente colui che educò i giovani di questo Paese affinché comprendessero che solo nella Resistenza poteva compiersi il riscatto del popolo italiano. Quell'uomo sarà sempre con noi ogni volta che parleremo di Giustizia e di Libertà: Amelio Guerrieri era il suo nome, comandante della Brigata Zignago-Ermanno Gindoli il suo grado. Semplicemente Amelio, per quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di goderne l'amicizia. Egli fu maestro anche nello sganciamento che consentì ai suoi uomini di salvarsi dall'imponente rastrellamento con cui si cercò vanamente di stroncarne l'azione".

"Purtroppo si registrarono in quei frangenti due vittime, Giuseppe Morini e Silvio Maggiani, che si aggiungono agli altri due caduti di Valeriano che appartenevano al Battaglione Internazionale, Leonardo Chella e Nello Sani, uccisi rispettivamente il 31 dicembre 1944 a Montebello e il 22 gennaio 1945 sulle balze del Passo del Rastrello". Un lungo e commosso applauso ha accompagnato questo passaggio. Citando infine Calamandrei, Galantini ha così concluso: "Quando noi pensiamo a loro per giudicarli, ci accorgiamo che sono loro che giudicano noi. È perciò nostro dovere domandarci insistentemente se siamo stati fin qui all'altezza del dono estremo delle loro vite e se riusciremo ad esserlo un ogni momento che verrà. Sono infatti le nostre vite a dare un significato e una risposta consolante ai nostri Caduti e dunque dipende da ciascuno di noi farli morire o vivere per sempre. Forti di questa consapevolezza, con lo sguardo di chi vuole vedere lontano, oltre l'immediatezza di ogni forma di egoismo e il cuore aperto al nostro prossimo, dobbiamo perciò insistere lungo il cammino di civiltà a cui ci guida la nostra Costituzione Repubblicana. Senza Memoria non vi è infatti futuro!".

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