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Ultimo aggiornamento: Lunedì 21 Agosto - ore 22.31

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"Parcheggiatori e abusivi sono tasselli del puzzle della sicurezza"

Intervista al questore, Francesco Di Ruberto: "L'immigrazione non è il coperchio per tutte le pentole, e la situazione è monitorata quotidianamente. La Spezia è un po' autoreferenziale, ma ha intelligenze e strumenti per proporsi al Paese".

`Parcheggiatori e abusivi sono tasselli del puzzle della sicurezza`

La Spezia - Alle sue spalle campeggiano gli attestati e i gagliardetti del Dipartimento di Polizia di New York e dell'Fbi, ma il ricordo che attira maggiormente l'attenzione è quella targa di plastica verde, che trasuda storie, arresti, interrogatori, inseguimenti su due ruote oppure sulle Alfa Romeo degli anni Ottanta che popolano i polizieschi e l'immaginario collettivo: "Squadra mobile, 1^ sezione - Omicidi, antimafia, sequestri di persona". Questi sono stati gli ultimi incarichi alla Mobile del "falco" Francesco Di Ruberto, che per nove anni ha lavorato nel ventre di Napoli (leggi qui). Oggi, a distanza di 25 anni, siede sulla poltrona di pelle nera, nel suo ufficio di questore della Spezia, ma lo stile è ancora quello: barba incolta, occhi guizzanti e una voce profonda, che scandisce ogni parola dedicandole il tempo e il peso dovuto.

Partiamo dall'attualità, e dal coinvolgimento della Polizia di Stato nel provvedimento presentato in questi giorni dalla nuova amministrazione.
"In realtà non stiamo facendo niente altro che dare corpo all'applicazione del decreto legge che amplia i poteri sindaci per quanto riguarda la sicurezza urbana, dando la possibilità di effettuare servizi anche con l'ausilio delle polizie statali e che poi possano sfociare in provvedimenti sino a Daspo per chi bivacca, sporca o imbratta per indurli ad avere una condotta più civile. Questi elementi sono importanti perché elevano la percezione di sicurezza dei cittadini: alla sera in una strada pulita, illuminata, senza liti o persone che urinano è evidente che ci si sente più sicuri. Questo è lo spirito della legge che ha dato uno strumento in più ai sindaci per quanto riguarda la sicurezza urbana. Noi già svolgevamo questi servizi perché, come ho detto alla Festa della Polizia, la sicurezza è bene che appartiene a tutti che non deve vedere protagoniste solamente le forze di polizia ma deve vedere la partecipazione dei cittadini, a partire dalle segnalazioni. Il provvedimento appartiene come competenza alla Polizia municipale e agli ausiliari del traffico, noi se richiesto interveniamo a supporto alla Polizia locale. Abbiamo visto che già monta la polemica da parte di Rifondazione comunista, ma noi non facciamo altro che applicare la legge, il decreto Minniti-Orlando. E già i nomi dicono tutto, e inoltre ritengo sia un decreto molto utile proprio per migliorare la percezione che la gente deve avere per vivere la sua città in assoluta sicurezza".

Quali sono stati i temi del primo incontro con il nuovo sindaco, Pierluigi Peracchini?
"Sul tavolo c'erano questi problemi, le richieste della gente: una maggiore pulizia in città, un maggiore controllo delle attività, perché si vuole vivere la città in maniera serena. Questo passa anche attraverso componenti come l'organizzazione degli uffici della Polizia municipale, gli orari dei loro agenti, gli impieghi in determinati settori... Questioni che non attengono direttamente alla nostra competenza, ma che ci sottraggono una fetta di lavoro e ci consentono di operare meglio per le investigazioni e per garantire l'ordine pubblico, che è cosa ben diversa rispetto alla sicurezza urbana. Di fatto lavorando in sinergia si guadagnano spazi che possiamo dedicare più efficacemente alle nostre attività istituzionali. Le problematiche di chi chiede l'elemosina ai semafori, dei parcheggiatori e degli abusivi non sono la soluzione di tutti i problemi che ha una città ma sono tasselli di un puzzle che piano piano si compone e che salta alla vista delle persone. I furti in abitazione, l'insistenza degli abusivi o il timore che venga rigata l'auto, il riposo e la quiete sono le cose più sentite".

Come valuta il fenomeno della movida?
"Non la definirei nemmeno movida... Ricordo che la passata amministrazione propose un progetto che prevedeva il coinvolgimento dei gestori dei locali. Ma devo dire che mi è capitato di fare un giro nelle ore serali e al di là di qualche locale con un po' di dehor e qualche ragazzo in gruppo non ho visto questa fervente crescita. E non credo che su questo incida molto il turismo, perché non è stanziale in città, ma di passaggio. La città è più il luogo in cui si pernotta, ma vedo più attrattivi luoghi come Porto Venere, Lerici, le Cinque Terre. Se in città ci fossero più attività serali forse ci sarebbero più turisti anche per la strada. L'unico problema relativo alla movida, qua, sono quei quattro o cinque locali del Quartiere Umbertino che sono anche stati oggetti di intervento e che ora con il prolungamento degli orari di servizio della Polizia municipale saranno anche maggiormente controllati. Chi li frequenta deve capire che il divertimento non è necessariamente legato alla musica ad alto volume, a lanciarsi bottiglie o a urlare".

Lei, il prefetto Garufi e il nuovo sindaco Peracchini. In pochi mesi sono cambiate tutte le figure che hanno compiti relativi alla sicurezza...
"Io e il prefetto siamo arrivati quasi insieme. Abbiamo scelto immediatamente la linea di metterci al servizio della città, ascoltando molte delle istanze dei cittadini, ricevendo anche dei comitati. Ovvio che le attività di tutte le componenti di questo argomento complesso che è la sicurezza devono andare in un'unica direzione, quella che ci indica chi vive la città. Non possiamo non tener conto delle loro indicazioni. Saremmo al di fuori della realtà. Se come Polizia di Stato ci occupassimo solamente di traffici internazionali di stupefacenti e non tenessimo conto del disagio giovanile che porta al consumo, faremmo un grave errore. Anche perché è in questi frangenti che si trovano le risposte, anche a eventi più importanti. La città ha bisogno di risposte per reati di microcriminalità. Senza dimenticare che questa città ha un porto importante. La mafia per fortuna non è ancora comparsa in città, ci sono episodi in provincia, ma questi soggetti sono anche stati individuati. E tutti gli obiettivi sono da raggiungere con la partecipazione di tutte le componenti del fenomeno sicurezza".

I concentramenti di migranti e richiedenti asilo in alcune zone della città e della provincia sono un problema reale o ritorniamo sul tema della percezione?
"Il problema dei migranti si può vedere sotto varie sfaccettature. La verità è che quasi tutti quelli che vengono alla Spezia fuggono da realtà indicibili. Tranne qualcuno, immediatamente individuato e allontanato, non hanno mai creato problemi. La gente vede il fenomeno immigrazione come il coperchio per ogni pentola, ma non è così. Per quanto riguarda La Spezia la situazione più nota è quella del condominio di Via Spallanzani, che è quotidianamente controllato. E' chiaro che 40 persone che salgono e scendono creano un movimento che prima non c'era. Ma non mi risultano reati o denunce per quella realtà".

Un anno fa è esploso il problema della sicurezza a causa degli attentati terroristici con camion e furgoni. Oggi com'è la situazione?
"Stiamo attuando una serie di circolari e direttive. sia come Dipartimento di pubblica sicurezza che come Vigili del fuoco, per le manifestazioni e gli eventi con una grande concentrazione di persone. Realizziamo servizi di controllo e attività di security che hanno una importanza se collegate alla necessità di garantire che l'evento si svolga assicurando l'incolumità delle persone. Questo è il concetto generale. Per quanto riguarda il terrorismo, a volte lo vediamo come una cosa distante, ma non bisogna pensare che non ci riguardi. Nelle manifestazioni che richiamano un numero elevato di persone noi realizziamo controlli e frapposizione di ostacoli per evitare possibili incursioni. E questo avverrà anche per il Palio. I fatti di Torino invece hanno portato a una direttiva con misure precise e si innestano in un contesto di preoccupazione generale dovuta al terrorismo, ma li considererei scollegati. Quello che posso dire è che in occasione di San Giuseppe, della beatificazione di Itala Mela e le cerimonie delle Special Olympics abbiamo seguito tutte le direttive e tutto è andato bene. L'impiego di uomini e dei mezzi dipende dalla tipologia e dalle dimensioni degli eventi".

Lei è stato questore di Lucca e di Oristano, prima di approdare alla Spezia. Ci sono modelli utilizzati altrove che possono essere utili anche nella nostra città?
"Credo che l'impegno che un questore ha nelle varie realtà passa attraverso le esperienze e spesso i modelli non possono essere riproposti in situazioni diverse. Bisogna conoscere le diverse realtà, gli usi e le tradizioni dei luoghi per modellare il suo intervento. Lucca, Oristano e La Spezia sono realtà diametralmente opposte, per cultura. Lucca è caratterizzata dalla toscanità e ha le mura, che condizionano molto la situazione. Oristano è una provincia con soli 40 anni di tradizione e la cultura sarda è difficile da comprendere se non ci si cala completamente dentro, bisogna mostrare rispetto per quelle tradizioni che devono essere coniugate con l'attualità delle leggi dello Stato. E ha spinte di indipendentismo, ma i sardi hanno risposto bene. La Spezia invece è una città un po' autoreferenziale, che si sente una provincia ma per certi versi è rimasta chiusa alla sua realtà di tipo cittadino. Ci sono intelligenze e mezzi per far sì che abbia una proiezione verso il Paese, che non sia legata solamente a Porto Venere, a Lerici e alle Cinque Terre. Ma che parli di sé, del capoluogo, che è motore. Ci sono capacità che possono incidere. Basta pensare ai cartelli autostradali che parlano del Golfo dei Poeti, dei musei... Questo è un percorso per arrivare a dare una immagine della città che sia superiore al circondario".

Se ci fosse la possibilità di avere gli uomini e i mezzi sufficienti, attuerebbe un servizio di presidio e conoscenza del territorio simile a quello dei "falchi" della Squadra mobile di Napoli, negli anni in cui lei era là? Magari per contrastare anche quei rigurgiti di ideologie politiche e violenza che si sono notati in questi ultimi tempi?
"Alla Spezia abbiamo un dispositivo di controllo sul territorio sufficiente. Abbiamo due pattuglie, tre sarebbero meglio. Ma può andare anche così, anche perché abbiamo una suddivisione territoriale e la collaborazione dei Carabinieri. In ogni caso la conoscenza del tessuto sociale e della città, per quanto riguarda Digos e Mobile, è molto approfondita. E' gente operativa che non sta dietro alla scrivania. L'esempio concreto è quello del 'bombarolo' di Via Roma. Hanno individuato immediatamente il soggetto, questo significa che conoscono le persone e il territorio: è bastata una segnalazione con alcuni dettagli e hanno subito capito chi fosse. I rigurgiti violenti di stampo politico sono sotto controllo, perché abbiamo investigatori bravi. Qua, a differenza di altre città e province, non abbiamo a che fare con realtà strutturate, ma con singoli che si improvvisano. Ma non sono da sottovalutare, sono pericolosi nel momento in cui cercano di accreditarsi verso soggetti esterni alla città".

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