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Ultimo aggiornamento: Giovedì 29 Ottobre - ore 23.58

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"Oggi il contact tracing coinvolge decine e decine di contatti"

Il dottor Orlandi e il dottor Ferrari hanno spiegato la situazione cittadina ai consiglieri comunali: le difficoltà della seconda ondata, quando tutti siamo liberi di muoverci. E ancora: tamponi e scuola, convivenza possibile?

Asl in commissione

La Spezia - I numeri del contagio spezzino arrivano in commissione consiliare e ovviamente non mancano di far discutere, così come la gestione dell'emergenza da parte di Asl, Comune e Regione.
A presentarsi per la prima volta dopo la pausa elettorale di fronte ai membri della commissione Sanità presieduta da Marco Frascatore sono stati il dottor Mino Orlandi, responsabile del dipartimento Prevenzione, e il dottor Giorgio Ferrari, responsabile dell'area Chirurgica.

"Abbiamo avuto un periodo in linea con il resto d'Italia sino a pochi giorni dopo ferragosto, poi sono iniziati i primi casi legati al turismo, da altri Paesi e da regioni come la Sardegna, e alcuni hanno costituto un cluster (un gruppo di studenti di rientro da Corfù). Da questi nuovi contagi che ci aspettavamo, come in tutta Italia, abbiamo avuto un crescendo che è iniziato intorno al 21/22 agosto, sia sul territorio sia, ma a a livello contenuto, anche verso l'ospedale. Questi casi - ha spiegato in prima battuta il dottor Orlandi - hanno evidenziato alcune cose in comune: sicuramente all'inizio l'età media era molto bassa, e solo dopo è andata ad alzarsi. In moltissimi casi la sintomatologia è molto lieve o assente. Un dato che si discosta da altre realtà è il contributo dato dalla comunità dominicana al diffondersi dell'epidemia. Ci sono dei caratteri che hanno contribuito a questo: questa comunità di cittadini è presente in tutte le attività produttive del territorio (ristoranti, ma anche cantieristica), sono spesso a contatto con gli anziani (badanti) o svolgono mansioni in imprese di pulizie o nelle camere degli alberghi. Dai tremila dominicani censiti in città abbiamo avuto la maggior parte dei casi. Su 100 ipotetici positivi di un giorno metà sono ed erano del comune della spezia e di questi il 50 per cento o più era rappresentato da persone sudamericane. Questi concittadini sono rimasti molto colpiti e nelle prima fase spaventati, tanto che quando chiamavamo per il contact tracing nella fase iniziale abbiamo trovato un po' di chiusura. Ma aver portato il camper sul posto ha consentito di trovare molti casi. Un altro elemento che in parte ci fa trovare ancora positivi è che la positività rimane più a lungo rispetto al periodo compreso tra marzo e maggio".
Il dirigente Asl ha spiegato che "dal primo agosto a ieri sono stati eseguiti 22mila tamponi".
"Se analizziamo l'incidenza dei nuovi positivi, che dà l'andamento dell'epidemia, ad agosto siamo arrivati anche al 14 per cento, poi dal 13 settembre siamo scesi con valori oscillanti tra il 4 e l'8. E gli ultimi due giorni sono al 4: l'incidenza si sta sicuramente abbassando e questo ci dice che le misure funzionano", ha dichiarato.

Il collega, dottor Ferrari, ha concentrato il suo primo intervento sulle ripercussioni di questa seconda ondata sull'ospedale.
"Siamo stati tra la fine della prima emergenza e agosto con 1 o 2 ricoverati positivi al Covid. Poi c'è stato un aumento continuo: da metà agosto - ha ricordato - abbiamo avuto 201 ricoveri e 27 decessi. Di questi due erano nati nel decennio '20/'29, quattro in quello del '40/'49 e 21 del '30/'39. Attualmente ci sono 68 pazienti ricoverati e 8 di questi sono in Rianimazione. Durante questo periodo alcuni casi sono stati trasferiti in altri ospedali di altre Asl, soprattutto verso il San Martino, sei pazienti ricoverati in Terpaia intensiva, non per un particolare quadro clinico, ma per ottimizzare l'organizzazione della nostra struttura. Mentre nella prima fase entrambi gli ospedali erano dedicati al Covid, suddividendoli cerchiamo di mantenere le attività ben distinte, ma questo richiede anche una diversa organizzazione del personale: due Covid in Terapia intensiva richiedono un infermiere da aree specifiche, quindi superare un certo numero di pazienti avrebbe presupposto togliere personale in altre attività. Anche se potremmo, abbiamo ritenuto meglio attivare la rete ligure che è stata predisposta".

Raffica di domande dai consiglieri. Federica Pecunia ha chiesto quanto abbiano inciso la movida e la festa per la promozione dello Spezia e se con un indice di contagio superiore all'1,5 consigliato per la ripresa delle lezioni non ci sia un rischio in corso. "Inoltre - ha aggiunto - a Bolano ci sono famiglie in isolamento da 8/12 giorni che attendono di fare il tampone... e, infine, il Sant'Andrea è assolutamente non Covid?"
Caratozzolo ha invece fatto notare come i cittadini dominicani, come tutti gli altri, si spostino per la città. "Perché le misure solo all'Umbertino? Se i numeri erano allarmanti allora perché non chiudere davvero? Si può sapere la mappatura dei casi quartiere per quartiere?".

La risposta di Ferrari: "Il Sant'Andrea è un ospedale Covid free. Il che significa che non circolano assolutamente malati affetti da Covid? Non è così, può capitare che un malato si introduca, come ovunque. Però ci sono misure di monitoraggio che mantengono la struttura in questa condizione. I posti in Terapia intensiva e di degenza ordinaria per pazienti Covid sono stati sottoposti a piano incrementale: siamo pronti per 23 posti di Terapia intensiva e 157 posti di degenza Covid, equivalenti al picco di fine aprile, intorno al 20. Per le incidenze intermedie si ragiona sull'organizzazione. All'inizio della seconda ondata quello che colpiva era il cluster dominicano, poi quelli familiari. La popolazione che è andata in vacanza, le migliaia di persone in strada per la promozione dello Spezia e poi i dominicani, che hanno una tendenza all'associazione piuttosto spinta, sono elementi di questa situazione: ogni causa di assembramento aumenta il rischio".
"Il virus non conosce etnie, colori di pelle o confini di strade - ha aggiunto Orlandi - ma l'epidemiologia evidenzia che si concentra in zone particolari per motivi particolari. Non intendiamo criminalizzare nessuno, tutto è scaturito da comportamenti normali: questa comunità c'era anche prima. Ci si attendeva che il virus circolasse meno e quindi i contatti sociali sono stati superiori per tutti. Oggi, pertanto, il contact tracing richiede dieci volte il tempo di febbraio e marzo. Siamo passati dal dover verificare i contatti con tre, quattro, cinque persone a doverne verificare a decine. Nelle telefonate i pazienti parlano per ore di decine e decine di persone incontrate nel corso di eventi, feste e compleanni. Prima non poteva certo essere così. La capacità di trattare queste situazioni sta aumentando, ma per un periodo siamo stati in difficoltà perché ci aspettavamo che un ritorno più avanti. E in più ora abbiamo la campagna vaccinale, ci sono state le elezioni, la ripresa delle scuole, l'attività edilizia, il Suap... Stiamo cercando di creare un gruppo di lavoro che ci consenta di dare una risposta migliore possibile. Infine faccio notare che bisogna distinguere tra contatti stretti e contatti casuali, altrimenti tutta Spezia sarebbe in quarantena".

La consigliera Patrizia Saccone ha chiesto come vengano gestiti i numeri, ovvero con un software sviluppato internamente e implementato nel corso dei mesi, che coinvolge nei passaggi più importanti i medici di famiglia, figura di riferimento per il prosieguo dell'emergenza.
Roberto Centi e Paolo Manfredini, professore e dirigente scolastico, hanno chiesto delucidazioni sulla gestione dell'epidemia nelle scuole.
"Appena c’è un caso la scuola e il dirigente vengono contattati. Il laboratorio riesce a supportare le richieste: oggi siamo in grado di processare 400 tamponi al giorno, 3.000 a settimana. Se la scuola diventasse un moltiplicatore, estremizzando, tutta la capacità del laboratorio dovrebbe dedicarsi alle scuole e non sarebbe sufficiente". Ma il dottor Ferrari ha annunciato l'arrivo di "un'altra macchina che consentirà di aumentare il numero dei tamponi".

Poi la discussione si è nuovamente sviluppata intorno alla situazione nel quartiere Umbertino, dalla quale è emerso che la mappatura più dettagliata, il Geocovid, è in possesso di Alisa e che è sulla base di questi dati che vengono adottate misure e ordinanze".
I consiglieri Pecunia, Centi e Caratazzolo hanno fatto notare come dall'opposizione siano arrivate richieste ufficiali di accesso a questi dati, che da Alisa possono essere stati trasmessi al Comune, ma come nessun documento sia stato fornito.
Dalla maggioranza Emanuele Corbani ha invitato a presentare una risposta scritta, mentre i tre della minoranza hanno insistito: che dati presentava l'Umbertino quando è stata emanata l'ordinanza dalla Regione, in accordo col Comune? Una domanda che probabilmente sentiremo aleggiare nuovamente nelle prossime commissioni o in consiglio comunale.

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