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Ultimo aggiornamento: Domenica 07 Marzo - ore 19.10

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"La ristorazione italiana non può essere ridotta a del cibo in una scatola"

Scatta l'arancione, consentito solo l'asporto. Dalla Taverna del metallo si studia e si applica l'alternativa e restano aperti. Andrea e Cristiano spiegano: "E' tutto a norma di legge, per la nostra e altre categorie nessun aiuto concreto".

lavoro e malcontento

La Spezia - Zona arancione, mascherine sul viso e fuori dai bar si aspetta il proprio turno per la colazione oppure il caffè. Intanto tra i locali c'è chi si è organizzato con asporto e consegne a domicilio, mentre qualcuno ha deciso di tenere almeno per oggi la saracinesca abbassata. Sullo sfondo gli spezzini che tra freddo, sciarpe e mascherine si aggirano per la città, si fermano e chiedono un caffè da portar via fino alle 18, quando la chiusura per questa domenica è definitiva. Qualche barista e operatore accolgono i clienti, sorridono ma la loro espressione è tirata e preoccupata.
Tra lo studio dei Dpcm e la volontà di poter lavorare il malcontento degli operatori non è più celato e qualcuno da una pizzeria della prima periferia della città commenta sconfortato: "Cosa volete che vi dica?".
Poche parole di chi non vede una soluzione a breve e che nei giorni scorsi aveva tenuto comunque aperto alle sedute, seppur contro le disposizioni del Dpcm. "Lo avevo fatto per protesta - ha aggiunto- ma non si è presentato nessuno".

Diversa invece l'azione della Taverna del metallo, vicino a Scalinata Cernaia, che ha riorganizzato la propria attività permettendo ai clienti, su prenotazione, di porter sedere dentro il locale. Fuori dalla porta c'è appeso un cartello: "Siamo aperti tutti i giorni dalle 11.30 alle 18. Perciò mangiate e bevete più che potete". Andrea Albericci e Cristiano Pappalardo sono proprietari dell'affittacamere al piano di sopra ed è a questo punto che Dpcm e volontà si incastrano.
"Per legge - spiegano - possiamo farlo, oggi abbiamo avuto una serie di prenotazioni e i nostri clienti possono pernottare a ore nelle camere a disposizione e mangiare nel locale. Terminati i servizi che richiedono andiamo a rassettare, sanificare e aspettiamo nuovi clienti. Siamo solidali con con chi ha aderito a "io apro" e con tutte le categorie colpite da queste decisioni governative che ci lasciano a dir poco perplessi. L'alternativa che abbiamo organizzato garantisce il distanziamento sociale e tutte le norme di sicurezza".
Nel corso del 2020 l'effetto immediato è stato dimezzare i posti all'interno del locale. "Abbiamo tutti delle famiglie - proseguono - e i nostri dipendenti non hanno ancora avuto la cassa integrazione. Dobbiamo pensare a noi e a loro. Per il resto abbiamo notato che in provincia non c'è una linea comune d'azione e quindi abbiamo studiato un'alternativa".
La proposta dell'asporto per Albericci e Pappalardo non regge: "La ristorazione italiana non può essere ridotta a del cibo dentro una scatola. Potremmo anche essere d'accordo con una chiusura totale per tutte le attività intesa come la possibilità solo del ritiro e non con l'accesso. Un esempio: nei supermercati".

Nel territorio non mancano realtà che stanno cessando di esistere. "Ci mettiamo nei panni di chi lavora nel settore dello spettacolo, di chi gestisce piscine, palestre, discoteche. Sono fermi quasi da un anno. Noi non siamo per la protesta di chi si impunta, batte i pugni e non cerca alternative. E' necessaria un'equità che oggi non c'è, noi non siamo politici. Ognuno deve fare il proprio lavoro ma qui, nessuno, viene incontro alla nostra e alle altre categorie".

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Andrea Albericci e Cristiano Pappalardo
Il cartello affisso all'esterno della Taverna del metallo


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