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"La lombardizzazione della sanità è una scelta fallimentare"

Da un lato le politiche regionali, dall'altro l'attivismo della società civile.

La Spezia - Sempre più acceso il dibattito sul presente sul futuro della sanità spezzina. Tra i grandi temi in primo piano in questi giorni la grana di Chirurgia, che secondo le forze di opposizione levantine si avvia verso la chiusura lasciando campo aperto ai cerusici di Genova. Una versione che la Regione e le forze di governo della coalizione totiana hanno smentito, spiegando che si tratta invece di una sorta di redistribuzione su scala ligure degli interventi ad alta complessità, in particolare relativi al pancreas. I temi non si esauriscono certo qui, e scorrono su un proscenio che ha come sfondo il cantiere sonnecchiante del nuovo ospedale del Felettino, che tuttavia nei giorni scorsi ha incassato un paio di confortanti ok burocratici e che ora attende il provvedimento finale di Ire in seguito alla conclusione della Conferenza dei servizi istruttoria.

Tra quelli che danno fiato al grido per la difesa e il potenziamento della sanità pubblica c'è senz'altro il 'Manifesto per la sanità locale', ampio sodalizio della società civile da mesi in tournée nella provincia per raccontare le magagne di ospedali e ambulatori e lanciare le sue proposte. Il gruppo ha tra i suoi animatori l'ex primario di Pneumologia Pier Aldo Canessa che oggi, dalla piattaforma social del Manifesto – una vivace piazza pubblica -, ha messo in guardia “La lombardizzazione prevede di dare in mano ai privati la gestione del territorio, ad esempio l'assistenza domiciliare. Il pubblico paga il privato che dà le prestazioni. È chiaramente una scelta che non posso condividere e che è giudicata fallimentare come efficacia dalla letteratura. Ci vorrebbero più notizie al riguardo. Mi sa che tutto si attuerà dopo le prossime elezioni regionali. È il momento di un impegno comune”. Un appello a fare quadrato che si assomma a quelli giunti in queste settimane, anche alla luce di qualche frattura nel fronte, in particolare tra associazionismo e partiti.

E oggi alle numerose voci contrarie agli intendimenti regionali si aggiunge quella del sindacato Usb (Pubblico impiego e Sanità privata), che osserva: “Il famigerato modello di sanità lombarda tradotto nel linguaggio comune significa smantellare il servizio pubblico, creare disagio a persone già in difficoltà e costringerle a rivolgersi ai privati perché il pubblico non funziona, magari per colpa dei fannulloni. Invitiamo tutti alla mobilitazione in difesa di una sanità pubblica e gratuita”.

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