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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 26 Luglio - ore 16.23

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"La fitorimediazione al Campo in ferro è solo il primo passo"

L'ammiraglio Lazio ha illustrato tempi e scopi della sperimentazione che sarà avviata entro la prima metà di aprile, per non dover attendere la prossima primavera. Le demolizioni, intanto, proseguono.

`La fitorimediazione al Campo in ferro è solo il primo passo`

La Spezia - Occorrerà attendere poco più di un anno per conoscere i primi risultati della sperimentazione di fitorimediazione che sarà avviata entro la prima metà del mese di aprile su una superficie di 2.475 metri quadrati all'interno del Campo in ferro.
"A Taranto - ha spiegato l'ammiraglio Giorgio Lazio, comandante del Dipartimento militare marittimo Nord, ai membri della commissione consiliare Bonifiche che si sono riuniti nel pomeriggio a Palazzo civico - sono stati registrati buoni risultati e la speranza è che anche alla Spezia si possa fare altrettanto".
La fitorimediazione, ha ribadito l'ammiraglio "riduce, ma non risolve i problemi dell'area. Occorrerà comunque un lavoro di asportazione fisica dei materiali inquinanti, l'obiettivo è quello di abbassare la quantità di idrocarburi e altri minerali presenti nel suolo, anche al fine di ridurre i costi della bonifica definitiva, che oggi sono troppo elevati".
Dopo il sequestro ordinato dalla procura nel 2003 sono state svolte le analisi nel terreno della vecchia discarica dell'arsenale e i carotaggi dei fondali della darsena: tutto è risultato altamente inquinato, tanto che i progetti di bonifica parlano di una spesa totale, tra terra e fondali, che sfiora i 20 milioni di euro.
"La Marina - ha ricordato il comandante - a fronte di queste cifre ha cercato soluzioni che riducano impatto sia sotto il profilo degli inquinanti che sotto quello economico. E' stata valutata l'ipotesi della fitorimediazione, che prevede la piantumazione di piante che, in seguito a una irrigazione copiosa, siano in grado di assorbire e imprigionare gli agenti inquinanti".
A inizio febbraio la Marina spezzina ha convocato gli esperti dell'Università di Firenze, Arpal e i professionisti che 14 anni fa avevano collaborato con la procura per fotografare la situazione ambientale del Campo in ferro.
"Ora l'urgenza è quella di partire con la sperimentazione e il 15 febbraio Stato maggiore della Marina ha comunicato l'avvio del progetto. Attualmente stiamo facendo una verifica ulteriore per escludere qualsiasi contaminazione di tipo radiologico ed entro i primi quindici giorni di aprile daremo il via alla piantumazione. Non possiamo perdere tempo, altrimenti si dovrà attendere la prossima primavera".
Il progetto riguarderà una porzione trapezoidale con basi di 90 e 60 metri e un'altezza di 33, pari a un ottavo dell'area inquinata.
"Abbiamo chiesto rassicurazioni da parte degli esperti dell'Università fiorentina sul mantenimento dell'integrità della membrana e ci hanno assicurato che la solleveranno e semineranno le piane al loro posto, sigillandola nuovamente al termine delle operazioni. L'intervento è finanziato per il primo anno, al termine del quale si potranno valutare i primi risultati, e poi l'associazione temporanea di impresa tra Marina e Università procederà col reperimento delle risorse per gli anni successivi".

Il commissario Giulio Guerri ha chiesto come possano crescere le piante, se saranno coperte dalla spessa copertura plastica presente nel Campo in ferro. Un interrogativo al quale l'ammiraglio non ha potuto rispondere che con la promessa di chiedere contezza a botanici ed esperti, e che secondo il presidente della commissione Maurizio Ferraioli trova giustificazione anche nelle modifiche genetiche cui sono sottoposte le piante.
Marcella Ariodante ed Edmondo Bucchioni hanno contestato rispettivamente i tempi lunghi della sperimentazione e il fatto che riguarderà un'area troppo piccola, mentre Roberto Masia ha valutato positivamente la prospettiva di operare utilizzando un sistema naturale.

"Mettiamo in campo una buona pratica - ha aggiunto l'assessore alla Tutela ambientale, Laura Ruocco - che è da considerare però prevalentemente una sperimentazione su una piccola porzione e solamente per alcuni tipi di inquinanti. I rifiuti sono ancora lì, dopo la messa in sicurezza in emergenza. La bonifica rimane l'obiettivo finale. Dal 2009 la competenza delle bonifiche è in capo alla Marina e ci sono sistemi decisionali diversi, ma siamo di fronte a una importante apertura ad altri enti e istituzioni, a cominciare dal coinvolgimento di Arpal. Lo smantellamento delle navi ha dimostrato che è un buon modello, capace di produrre risultati molto validi".

A proposito delle demolizioni delle navi militari in corso in arsenale, l'ammiraglio Lazio ha spiegato che la bonifica di nave Carabiniere è conclusa e che da domani inizierà il taglio delle lamiere, che si concluderà a fine maggio. Poi toccherà a nave Alpino.
"Le competenze acquisite andranno perse?", ha chiesto Pier Luigi Sommovigo. "Sono decisioni che vengono prese a livello nazionale. L'Agenzia industrie difesa ha notato la complessità delle operazioni e l'esperienza acquisita sarà presa in considerazione in futuro". Uno spiraglio, che per molti è però uno spauracchio, per procedere con le demolizioni anche in futuro.

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