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"L'ex Mardichi come luogo per i senza fissa dimora sarebbe un aiuto concreto"

Eloisa Guerrizio portavoce del Tavolo delle povertà spiega: "Ci sono limiti evidenti in questo momento: non abbiamo strutture fisse se non contingentate nelle emergenze. Chi non ha nulla non può nemmeno mangiare su una panchina".

Emergenza freddo
"L'ex Mardichi come luogo per i senza fissa dimora sarebbe un aiuto concreto"

La Spezia - Loro danno la voce agli ultimi e fanno rete per cercare di dare un pasto caldo oppure un tetto sulla testa a chi non ce l'ha. Sono le 27 associazioni del Tavolo delle povertà che cercano di affrontare insieme un mondo che talvolta non dà spazio a tutti. Lo dimostra il fatto che per l'accoglienza non c'è una struttura definitiva, se non quella temporanea del Montagna e forse un'azione sulla ex deposito Mardichi potrebbe almeno in parte dare qualche garanzia in più. Si parla spesso di poveri e accoglienza ma dal lato pratico alcune domande non trovano risposta: vengono erogati i pasti da asporto ma non esiste un luogo fisico per consumarli al caldo, la struttura del Montagna può ospitare solo uomini. Una situazione non di semplice gestione dalla quale però le associazioni chiamate in campo cercano di non far calare l'attenzione.
Un'analisi dettagliata di quello che sta accadendo, quindi quali sono le difficoltà adesso e la valutazione di una spinta verso la Mardichi, arriva da Eloisa Guerrizio portavoce del Tavolo delle povertà.
"In questi tempi Covid - spiega - molti aspetti, anche quello del riunirsi per organizzarsi, sono più complicati. La presenza della rete è comunque fondamentale ed è importante mantenere, come stiamo facendo, il polso della situazione. Quando il tavolo non era ancora istituito ogni associazione cercava di mettere in campo delle azioni e soprattutto i primi anni era tutto dettato dall'emergenza meteorologica (freddo e talvolta neve, Ndr). Tutto questo avveniva in rete, se pensiamo alle sistemazioni del Palasport oppure all'oratorio del Canaletto, ma era limitato nel tempo. I tempi poi sono cambiati con l'istituzione del tavolo che comunque non ha potuto risolvere tutte le criticità per quanto l'impegno fosse massiccio e costante".
"Ad oggi - prosegue Guerrizio - ogni anno viene istituito un protocollo con il Comune che si occupa dell'arco temporale dei mesi più freddi, tendenzialmente da ottobre a marzo. In precedenza era possibile una rotazione dei posti ma con la pandemia questo non è più possibile".
"Dormire per strada - spiega - non è semplice. La strada rende più duri, non permette di chiudere entrambi gli occhi quando si dorme. E mai come oggi diventa necessario trovare una struttura fissa che permetta un ricovero a chi non lo ha. Caritas ce la mette tutta e questo grande lavoro sul Montagna, gestito bene, non darebbe alcun problema a chi lo frequenta. Ma è chiaro che servono comunque delle soluzioni più stabili perché: non ci sono ricoveri prettamente femminili, le coppie non vogliono essere divise e chi ha in un animale l'unico compagno di vita non vuole separarsene. Sono sfumature nella vita delle persone che conducono esistenze differenti per mille fragilità e motivazioni. I posti a disposizione poi non sono moltissimi. Ed è chiaro che Caritas da sola non può reggere tutto questo peso. Non possiamo negare che la situazione sia preoccupante. Pensiamo solo alle erogazione dei pasti, legata alla rete, ogni sera vengono erogati 130 sacchetti con un pasto caldo. Le persone che lo ricevono, dove possono andare? Da nessuna parte, senza potersi nemmeno sedere su una panchina".
Ed è a questo punto che l'ipotesi Mardichi proposta qualche giorno dall'ex sindaco Massimo Federici (qui) e poi mantenuta in considerazione anche dal presidente della Fondazione Carispezia (qui) non è poi così remota.

"Non è per nulla una cattiva proposta - spiega Guerrizio -. Si tratterebbe di una struttura protetta, in una zona periferica e allo stesso tempo centrale. Ci abbiamo pensato, anche con la passata amministrazione. Gli attori in campo oggi sono diversi da allora e con la Marina il dialogo è molto particolare e la Fondazione Carispeza davanti a un buon progetto non penso si tirerebbe indietro. Per il resto c'è la provvidenza. Questa soluzione sarebbe di grande conforto e pratica, un aiuto davvero concreto".

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