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Ultimo aggiornamento: Martedì 19 Marzo - ore 21.57

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"Interrogatevi sul passato per capire il presente e contrastate l'intolleranza"

Il discorso del sindaco letto stamane in Sala Dante e rivolto ai ragazzi delle scuole. Primo Levi ci ha avvertito: "Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario".

Giornata della Memoria
"Interrogatevi sul passato per capire il presente e contrastate l'intolleranza"

La Spezia - “Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale istituita dall’Onu nei Paesi europei che si celebra ogni 27 gennaio e, dal 2000, anche nel nostro Paese. E’ stata scelta questa data perché il 27 gennaio 1945 è il giorno della liberazione di Auschwitz, simbolo dell’unicità della Shoah nella storia dell’uomo". Ha esordito così il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini nel pronunciare il discorso per la Giornata della Memoria in Sala Dante, di fronte al consiglio comunale, ai ragazzi delle scuole e ai rappresentanti delle associazioni partigiane, dell’Aned e della Comunità ebraica.

"Spesso, l’immane portata che la Shoah ha avuto nella Storia, conduce spesso a una sorta di spaesamento. Spaesamento per la radicalità del male dell’uomo. Spaesamento per l’indifferenza con cui si è permesso lo sterminio di sei milioni di ebrei. Spaesamento perché l’uccisione scientificamente programmata di quei milioni di persone, passa attraverso la negazione dell’umanità dell’altro. Il non riconoscere all’altro l’appartenenza alla stessa specie umana. L’unicità della Shoah, allora, come ci insegna lo storico Enzo Traverso, sta nel fatto che «il genocidio ebraico è il solo nella storia ad aver perseguito il fine d’un rimodellamento biologico dell’umanità, il solo completamente sprovvisto di una natura strumentale, il solo in cui l’eliminazione delle vittime non fu un mezzo ma un fine in sé».

Primo Levi ci ha avvertito: «Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario».
E la conoscenza è studio, è impegno, è fatica. Perché bisogna conoscere? Perché bisogna conservare nella nostra memoria la più cupa lezione d’umanità nella storia?
Perché la conoscenza rende liberi. Conoscere la Shoah rende liberi. E soprattutto, per difendere la democrazia.

Ce lo hanno insegnato i tanti sopravvissuti che, tornati dai lager, hanno scritto, parlato e testimoniato come Primo Levi, Elie Wiesel, Anna Frank e Jean Amery. Continuano a insegnarcelo i sopravvissuti che ancora oggi così instancabilmente, pur rinnovando il dolore di quell’indicibile esperienza, testimoniano per noi. Testimoniano per il destino dell’umanità.

Nella nostra Sala Dante, negli anni, abbiamo avuto il privilegio di ascoltare i tanti che si sono susseguiti nelle edizioni del Premio Exodus e, non solo il 27 gennaio o a maggio, ma tutto l’anno, la nostra Città deve ricordare a se stessa di essere la Città di Exodus, perché pesa su di noi una grande responsabilità morale. Tra le tante voci ascoltate in quelle occasioni, non posso non citare quella della senatrice Liliana Segre, Premio Exodus 2018, che lo scorso anno ha parlato da questo palco di come sia riuscita, trent’anni fa, a rompere il silenzio su Auschwitz dedicandosi, anima e corpo, all’attività testimoniale. Come ha ricordato in una lettera indirizzata pubblicata ieri, «questo è un anno dalla doppia ricorrenza, le orrende leggi razziste e, fortunatamente, dieci anni dopo, l’entrata in vigore della Carta fondamentale. Il filo rosso che le unisce è l’articolo 3, quel Manifesto dell’eguaglianza e della dignità umana che deriva direttamente dalla rivoluzione francese».

I destinatari di questa lettera siete voi, ragazzi. Per questo vi esorto non solo a farne tesoro, ma soprattutto a continuare a leggere, studiare, ascoltare e raccogliere il testimone che Liliana Segre vi sta porgendo. Interrogatevi su un passato che ci appartiene individualmente e traete la capacità di comprendere le vicende del presente, sempre più spesso così difficili da dirimere, contrastando l’intolleranza e l’indifferenza.

Siamo tutti parte di un percorso, nel mondo, che dobbiamo fare insieme. Abbiamo bisogno di scarpe comode, perché la strada non è sempre facile. La conoscenza e lo studio, allora, siano quelle scarpe, per alleviarci la fatica. La nostra Costituzione, invece, sia la bussola con cui orientarci nel mondo, per non perderci nelle tenebre che accecano la mente e l’anima”.

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