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Ultimo aggiornamento: Giovedì 21 Marzo - ore 23.30

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"Il XXI reggimento fu sede di tanti orrori, oggi luogo di conoscenza"

Al 2 Giugno la deposizione della Corona per il giorno della Memoria. Il sindaco: "Dobbiamo vivere nel rispetto reciproco affinché non accada mai più".

"Il XXI reggimento fu sede di tanti orrori, oggi luogo di conoscenza"

La Spezia - Non commettere più gli errori delle generazioni del passato. Questo il monito lanciato nel corso della cerimonia di deposizione della corona nell'ambito delle celebrazioni del Giorno della Memoria alla Spezia, lunedì poi si terrà il consiglio comunale straordinario di Sala Dante.
La cerimonia si è tenuta questa mattina nel Parco del 2 Giugno, ex XXI reggimento fanteri, alla presenta delle autorità civili, religiose e tantissimi studenti delle scuole. con Don Vannini che ha ricordato: E' giorno di sabato, quindi di riposo per gli ebrei che oggi non possono partecipare a questi momenti pubblici. E per questo che porto un salmo per richiamare una preghiera che richiama la nostra tradizione. Si tratta del salmo 22 nel quale Gesù in croce chiede "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" perchè ci da l'idea di come possano aver pregato e reagito davanti alle difficoltà che incontravano tante persone che conoscevano queste preghiere".

"Veniamo qui sempre con grande commozione - ha detto la presidente Aned Doriana Ferrato - questo per noi il simbolo della deportazione. Qui sorgeva il XXI reggimento fanteria che divenne luogo di prigionia e di tortura. Quasi tutti i deportati passarono di qui per poi finire nei campi di concentramento e in quelli di sterminio. Quando veniamo in questo parco torniamo indietro nel tempo perché per la mia generazione questo rimane il XXI reggimento. Oggi però ci rincuora un altro aspetto: è diventato un luogo di cultura e conoscenza. Noi ricordiamo sempre due giovani che per noi sono due simboli: Adriana Revere deportata a soli 9 anni e lei e sua madre furono uccise il giorno stesso dell'arrivo al campo di sterminio. Non vennero neppure immatricolate. A lei si aggiunge Franco Cetrelli che fu deportato come oppositore politico, aveva appena 14 anni quando fu deportato e arrestato a Migliarina. Riuscì a sopravvivere ma venne fucilato a Mautthausen il 22 aprile de 1945. Questi ragazzi sono due simboli che ci ammoniscono davanti ad ogni dittatura".

"Pensate anche solo per un momento se fosse toccato a qualcuno di noi - ha detto il sindaco della Spezia Perluigi Peracchini - anche solo per poche ore. Quello che è successo potrebbe ripetersi, non possiamo limitarci a stare vicino a chi ha perso i propri cari. Dobbiamo vivere nel rispetto per l'altro, non è soltanto una questione religiosa, se ben ricordate venivano perseguitate le persone considerate "diverse", di varie etnie. Riguardava tutti, finché non impareremo che abbiamo tutti gli stessi diritti e doveri partendo dal rispetto reciproco. Questo deve essere il nostro impegno e noi per primi, come amministratori dovremmo farlo. Insieme cerchiamo di migliorare la nostra società".
In rappresentanza della Provincia c'era il vice presidente, sindaco di Ameglia, Andrea De Ranieri: "Oggi avete avuto una grande lezione di storia. E dovete tenere ben presente che qualunque cosa vogliate essere da grandi è la storia che insegna a non commettere più gli errori del passato. Non solo la convivenza e la comprensione aiutano a costruire una società migliore. Avete una grande sfida davanti a voi che va fondata sul rispetto".
A chiudere gli interventi è stato il prefetto della Spezia Antonio Lucio Garufi: "La legge che istituisce il Giorno della Memoria ci impegna in modo che questo incubo si ripeta: dalle deportazioni agli eccidi, ai rastrellamenti di enormi quantità di persone. Io non sono mai stato ad Auschwitz ma a Dachau, vicino a Monaco di Baviera. Il cielo era plumbeo, sono stato pervaso da due sentimenti: vergogna e terrore.
Mi sono vergognato di appartenere al genere umano per aver realizzato quel progetto di morte. Mi ha suscitato terrore perché in me è nata la consapevolezza che questo progetto ha visto la partecipazione di migliaia di persone che hanno assistito passivamente a quello che accadeva, non solo in Italia ma in Europa. Io penso ai ferrovieri che facevano gli scambi e vedevano passare i treni della morte. Penso ai passanti che assistevano ai rastrellamenti. Il terrore è questo, tra di loro avrei potuto esserci anche io. Come mi sarei comportato? Non lo so. La vergogna non la supererò mai. Il terrore lo possiamo combattere ogni giorno per coltivare l'appartenenza a uno stato democratico e di diritto. Dobbiamo preservare la tolleranza tra la gente e non il respingimento. Cito il sindaco, quello che è successo si può ripetere. Siamo qui oggi a rinnovare un giuramento di cittadini perché quello che è successo può accadere di nuovo ma non più con noi".

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La deposizione della corona al Molo


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