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"Il Vangelo ci invita ad essere santi"

di Ilvo Corniglia

"Il Vangelo ci invita ad essere santi"

La Spezia - Venerdì 19 giugno, solennità del Sacro Cuore di Gesù e Giornata di santificazione sacerdotale, il vescovo Luigi Ernesto Palletti ha tenuto in cattedrale alla Spezia una meditazione al clero diocesano, sacerdoti e diaconi permanenti. Con un linguaggio semplice, stimolante e, a suo modo, provocatorio, il vescovo ha proposto alcune riflessioni sul tema della santità, vista non come “un di più”, un “optional” nel nostro cammino di battezzati e di sacerdoti, ma come l’essenza della nostra vita. «Pensiamo – ha detto – ad un filo con due capi, un percorso con inizio e punto di arrivo. Gesù dice: “Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi...”. E dopo: “Non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora ?”. Ecco, tra questi due capi nel filo teso c’è tutta la nostra incapacità di stare con Lui... A volte, ad esempio, il peso delle cose da fare ci addormenta, rallentando la vigilanza nell’amore e il tornare alla semplicità del Vangelo». Ogni cammino di santità si svolge come tra due confini: l’inizio (Battesimo e percorso vocazionale) ricorda Gesù che chiama Matteo, “ed egli si alzò e lo seguì”. Così pure Saulo, sulla via di Damasco. L’altro confine verso cui si tende lo richiama invece Gesù risorto quando choiede a Pietro la dichiarazione d’amore e gli annuncia un futuro in cui tale amore raggiungerà la misura piena: ”là dove tu non vuoi”. Tra quei due confini, non mancano gli ostacoli. Come l’aspirazione ai primi posti, oppure l’adesione con riserva: “Ti seguirò, ma prima ho degli impegni”. I sacerdoti sono qundi chiamati ad essere santi “partendo e ripartendo”, in una conversione sempre nuova e quotidiana, verso dove si è destinati: la vita eterna, la Gerusalemme celeste. Alle parole del vescovo possiamo aggiungere due brevi riflessioni. La prima: c’è stato come un invito a rileggere una pagina dell’esortazione apostolica di san Giovanni Paolo II “Pastores dabo vobis”, al numero 70. Il Papa vi osserva che il “Vieni e seguimi” di Gesù trova la sua proclamazione piena nel rito della ordinazione, con il vescovo che impone le mani e il candidato che risponde ”Vengo e ti seguo”. C’è quindi una vocazione al sacerdozio, ma anche una vocazione “nel sacerdozio”, nel senso che Gesù continua a chiamare e a mandare, nella vita del sacerdote e nelle vicende della Chiesa e della società. E dunque il “Seguimi” ci accompagna e porta con sé l’esigenza della fedeltà sino alla morte. Un secondo punto: il vescovo ha intessuto le sue riflessioni di molte citazioni bibliche, in una forma di approccio alla Scrittura che certi maestri ebrei chiamano “infilare perle, fare una collana di perle”. Ovvero citare passi diversi della Scrittura (“perle”) che si richiamano tra loro, donando così un messaggio più completo ed incisivo.

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