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Ultimo aggiornamento: Giovedì 29 Ottobre - ore 10.54

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"C'è il rischio di alimentare astio nei nostri confronti"

La comunità dominicana teme di diventare il capro espiatorio della recrudescenza del Covid in città. Peralta: "Oltre al virus, la preoccupazione di diventare un bersaglio. Siamo amareggiati".

le reazioni al cordone dell'umbertino

La Spezia - "Non ci stiamo". La notizia arriva e i telefoni iniziano a squillare anche dall'altra parte del mondo. Il Quartiere Umbertino si sveglia domani circondato da un invisibile "cordone sanitario" che non impedisce di entrare o di uscire, che non chiude le attività o limita gli spostamenti. Semmai limita le soste e la socialità. Ma che soprattutto viene percepito come un dito puntato contro i dominicani, come se l'origine della ripresa dei contagi nel territorio della Spezia originasse tutto da quella zona storicamente abitata da stranieri. "E' una misura che rischia solamente di alimentare l'ostilità nei confronti della comunità dominicana che vive all'interno di quel quadrilatero. Come a gennaio era successo con i cinesi in Italia, quando l'epicentro del contagio era Wuhan, oggi rischia di toccare a noi sopportare il peso morale della pandemia".
Maria Peralta, rappresentante dei dominicani organizzati alla Spezia, si trova in Repubblica Dominicana da qualche settimana. Tornerà solo a fine mese. "Ma ho seguito tutto l'evolversi della situazione, passo dopo passo - dice -. Oggi sono stata al telefono tutta la sera. Oltre alla preoccupazione per il virus, che c'è, ora c'è anche la preoccupazione di venire dipinti come i portatori della malattia. Ma nessuno va a vedere nei cantieri navali o nelle aziende? E le attività produttive, i locali e i luoghi del turismo? I dominicani vivono nella società come il resto della popolazione, dagli italiani a qualsiasi altra nazionalità".
La festa dei tifosi per la promozione dello Spezia in serie A da una parte. La festa di un gruppo di ragazzi dominicani a Marina di Carrara dall'altra. In città si sono create due fazioni, con in mezzo tutte le sfumature del caso. Ovvero di chi pensa che tutto abbia contribuito e che forse ancora non conosciamo le dimensioni del fenomeno e quanto sia effettivamente diffuso in città. "La festa sul fiume a Carrara è stata una cosa di una trentina di persone - ricostruisce Peralta -. Come se fosse l'unica festa di Ferragosto che si è tenuta da queste parti. Io ho passeggiato in Via Prione e non passava uno spillo. I tifosi? Non lo so, io piangevo dalla gioia la sera della promozione come molti spezzini. Posso però assicurare che tanti dominicani che sono tornati dai Caraibi si sono messi in quarantena volontaria. Non fate di noi il capro espiatorio di questa situazione. Siamo amareggiati".

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