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"All'inizio diffidenza, ora gli spezzini portano vestiti al centro d'accoglienza"

Parla il commissario provinciale Cri Luigi De Angelis: "E' bastato che i migranti si mettessero a disposizione per il quartiere". Sono 150 sparsi per tutta la provincia. "Gli italiani? Aiutiamo 1.400 persone sotto la soglia di povertà".

"All'inizio diffidenza, ora gli spezzini portano vestiti al centro d'accoglienza"

La Spezia - "E' bastato conoscersi, è bastato mettersi a disposizione. La convivenza è venuta come una naturale conseguenza". C'è tempo fino a venerdì prossimo alle 12 per partecipare alla procedura che assegnerà il servizio di accoglienza per i richiedenti asilo ospitati sul territorio della provincia spezzina per il resto del 2016. Tempo di bilanci per il presidente provinciale Luigi De Angelis e per tutta la Croce Rossa spezzina. In parte con le proprie forze (e con proprie strutture) e in parte in un'associazione temporanea d'impresa con la Caritas, il movimento ha gestito il servizio in questi lunghi mesi in cui il tema migranti non ha mai smesso di accendere il dibattito, in Italia come in Europa.
Sono 150 attualmente gli individui ospitati nella provincia spezzina di cui si occupa la Cri, 400 in toale contando anche le strutture della Caritas (la Cittadella della pace in via XV Giugno, Via Fabio Filzi, Viale XXV Aprile a Sarzana e polo della Protezione Civile a Santo Stefano Magra). Tutti attendono di sapere se l'Italia sarà il Paese che gli darà un posto sicuro dove vivere nei prossimi anni dopo essere fuggiti da guerre o dittature. Sono migranti "politici", persone che non lasciano casa per motivi economici ma perché percepiscono la propria vita a rischio. Hanno fatto richiesta di protezione e attendono una risposta dalla Commissione territoriale, con un procedimento che spesso passa attraverso ricorsi e ritardi. Nel frattempo uomini, donne e bambini vivono in cinque centri sparsi per lo Spezzino: in Stradone D'oria nel capoluogo, a Ruffino, Pignone, Varese Ligure e Bonassola.

"A Ruffino eravamo partiti con una grande diffidenza da parte dei residenti - ricorda De Angelis - Tra luglio e agosto scorso avevamo i residenti in strada con i cartelli. Poi quando siamo riusciti a creare progetti per la manutenzione degli spazi pubblici è cambiato tutto. I ragazzi ospitati nell'ex istituto tecnico, provenienti dal Bangladesh, si sono impegnati in varie opere per il quartiere, tra cui la manutenzione del parco che prima era una distesa di rovi in cui i bambini non potevano giocare. Uno di loro, abbiamo scoperto, aveva conoscenze da idraulico e ha lavorato per rimettere in sesto l'impianto di irrigazione. Oggi gli spezzini al centro portano indumenti, cibo e calzature".
Quelli di Migliarina, Ruffino e Varese Ligure sono centri solo maschili, a Pignone e Bonassola vivono invece famiglie intere. Ovviamente con un impatto sui residenti ben diverso. "Se si vede una famiglia uscire in strada con i bambini, la reazione è di un certo tipo - illustra De Angelis - Certo che, quando in un piccolo centro come Varese Ligure, vedi un gruppo di cinque o sei uomini insieme, la cosa non passa inosservata. Eppure proprio a Varese abbiamo tenuto i corsi di formazione per cuochi e camierieri, che sono stati un successo. Una quindicina degli ex ospiti oggi lavorano stabilmente in ristoranti nella zona di Roma, altri invece hanno tenuto ciò che hanno imparato come bagaglio personale. Ma quello che è importante è che non si tratta di accoglienza fine a sé stessa: forse non si risolverà tutto con un'opera del genere. Ma di certo aiuta, non crede?".
La burocrazia scandisce il tempo. Quello dell'attesa per ottenere un permesso di soggiorno e quello dell'attesa per passare il tempo rendendosi utile per la comunità. "Quando mettiamo a lavorare dei migranti in un bosco ci sono diversi aspetti di cui tenere conto - dice il commissario Cri - Bisogna assolvere a tutte le prescrizioni sulla sicurezza, serve un'assicurazione, bisogna passare attraverso pratiche e permessi. E poi queste persone devono essere seguite da chi sappia usare decespugliatori e motoseghe e possa dargli buoni consigli. Nella maggior parte dei casi sono gli ospiti stessi a chiederci di poter fare qualcosa, di poter in qualche modo rendere l'aiuto che ricevono. Non tutti per carità, non manca chi preferisce aspettare di sapere se dovrà essere rimandato a casa semplicemente dormendo tutto il giorno. Ma sono minoranza".

E alla classica obiezione "ma gli italiani chi li aiuta?", come si risponde? "Nell'area del sociale alla Spezia abbiamo 1.400 persone sotto la soglia di povertà. Per loro ci sono una serie di iniziative, a seconda dei casi, in cui siamo impegnati da sempre. Dalla consegna di un pacco alimentare fino all'aiuto con le bollette o al disbrigo delle pratiche amministrative. C'è poi la squadra d'assistenza psicologica che fa un'opera fondamentale: tante volte determinate problematiche economiche portano a conseguenze sulla salute psicofisica. Bisogna tenere conto che se non ci fossero associazioni strutturate come la nostra, i migranti oggi sarebbero in mezzo a una strada. Noi abbiamo un regolamento disciplinare: orari, paletti e controlli. Ben vengano i centri di accoglienza".
Dal 2011 a oggi, si è creato un vero e proprio know how nella gestione di questa crisi umanitaria. I depositari di queste conoscenze sono i volontari, che rimangono la grande forza dell'associazione. Su 21 stipendiati in provincia, sono più di mille quelli che lo fanno senza compenso, quasi 600 solo alla Spezia. "E' un periodo di crisi, in molti hanno bisogno di un secondo impiego per arrotondare e il tempo per il volontariato scarseggia - osserva De Angelis - ma nonostante il contesto noi come Croce Rossa alla Spezia negli ultimi quattro o cinque anni abbiamo fatto grandi passi avanti. L'emergenza migranti ci ha dato molto impegno, ma poi c'è tutto il resto: siamo la prima associazione come numero di interventi di soccorso sanitario. Nel 2015 le nostre ambulanze sono state impegnate 11mila volte, in una città dove fortunatamente di associazioni ce ne sono tante".

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