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Ristoranti in crisi (gli italiani mangiano a casa)

- Quanti sono gli italiani che negli ultimi anni hanno rinunciato al piacere di un buon pranzo al ristorante? A giudicare dalle tante chiusure di questi esercizi direi moltissimi. Il fatto che le famiglie non riescono più, già da tempo, a stare dietro alle continue spese previste e impreviste, aonorare i mutui e gli affitti, a far fronte al continuo incessante aumento dei beni di prima necessità e di consumo come benzina, luce, acqua, gas e con lo spettro della cassa integrazione, se non addirittura il licenziamento, han fatto sì che si è dovuto giocoforza correre al riparo per porre rimedio a tutto pur di risparmiare. Al ristorante, ad esempio. un buon 40% delle famiglie non va più già da molto: in un primo tempo alcuni avevano rinunciato al ristorante quello per intenderci “una volta tanto” preferendo il meno caro 30-35 euro, ed ora, dato l’incedere progressivo della crisi, anche questi presentano un’estrema sofferenza. Non si rinuncia al cinema (almeno per ora) all’aperitivo, all’auto perciò si mangia a casa, si mangia bene, si sa quello che si mangia, si stà comodamente con gli amici senza che nessuno ti solleciti a lasciare il tavolo. D'altronde la gente non è scema, e non vuole essere presa per il naso, anzi si è fatta furba dopo aver preso molte bastonate pagando cifre esorbitanti e ottenendo in cambio pessimi servizi e scarsa professionalità . Ci sono certo nella nostra provincia ristoranti prestigiosi, di norma frequentati da ceti benestanti che non hanno risentito di alcuna crisi e che continuano e continueranno ad essere pieni, ma questa è una realtà al di fuori dallo standard nazionale.
Quello che fa veramente pensare e che non riesco a spiegarmi è che, nonostante la crisi, nonostante le tante serrate in una città così colpita aspramente nella sua economia, pensiamo a Fincantieri, Baglietto, tutto l’indotto compresi sub appalti, tanto per citarne alcune, nonostante questo dicevo, noto con grande piacere che quando finalmente aprirà il Centro Commerciale in via di costruzione nell’ex area IP è prevista l’apertura di sedici ristoranti. Ciò non può fare che piacere, se daranno lavoro a cuochi e camerieri, e quant’altro ma una domanda sorge spontanea dove andranno a prendere i clienti?
Sabato 2 aprile 2011 alle 12:03:14
RICCARDO FALCONE
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