La Spezia, Camera con vista- La memoria corta di certi spezzini
- “La rovina dell’economia spezzina è stata la costruzione dell’Arsenale”, “ ….la Marina ha precluso la vocazione turistica della nostra città” ….”peccato abbiamo perso un’occasione”… e così via . Questi discorsi sono stati il ritornello ricorrente che per anni ha costituito l’argomento principale delle discussioni e dei dibattiti tra tanti esperti del settore ed anche tra la gente comune concernenti la grave situazione economica del nostro territorio . “Una città con la mentalità statalista non potrà mai svilupparsi ed espandersi…” anche questa frase così dispregiativa risuonava spesso in queste semplicistiche e facilone analisi. Già, il tanto odiato statalismo, secondo coloro che così sentenziavano, ci avrebbe portato alla rovina. Qualche volta mi sono fatto prendere la mano e paragonavo anch’io il nostro Golfo alla vicina Versilia, più di una volta mi ha fatto sognare il nostro litorale che dalle Grazie a Santa Teresa immaginavo disseminato di dolci arenili. Sogni a parte, però, è giusto rispettare anche la storia perché forse ci siamo allontanati da quelli che furono gli avvenimenti storici che fecero nascere e determinare queste scelte, poi fondamentali per il nostro futuro. Il paese della Spezia, all’epoca dell’intuizione di Napoleone Bonaparte, contava poco meno che 15000 anime e viveva esclusivamente di pesca e agricoltura per cui la costruzione di questo stabilimento stabilita da Cavour nel '61 rappresentò un vero e proprio viatico per la gente locale. E in verità le cose stanno proprio così, se è pur vero che sul finire del secolo, la nostra città cominciava ad assumere una certa parvenza di turismo (prova ne è che fu spesso meta della dimora dei reali di Savoia ). E' pur vero che in quegli anni, reali a parte, il turismo non poteva certamente garantire una minima sopravvivenza.. E così l’avvio dei lavori del nascente Arsenale rappresentò una vera e propria manna, anzi, una benedizione. Basti pensare che furono occupati per 7 anni una tal moltitudine di maestranze che non se ne conosceva neanche l’esatto numero. Qui calarono lavoratori da tutto l’entroterra , molti di questi vi si stabilirono e formarono numerose famiglie, tanto che dopo trent’anni i residenti divennero 61000. Con la costruzione dell’Arsenale, La Spezia si proiettò rapidamente in un grande sviluppo economico, intorno ad esso nacquero i Cantieri Navali e l’Oto Melara tutti legati all’indotto militare, e quante furono le officine meccaniche disseminate in tutta la città e provincia che nacquero e che via via si ampliarono tanto da offrire lavoro ad altre centinaia di persone? E infine nel dopoguerra, quanti di questi lavoratori frequentarono le scuole allievi operai, si specializzarono a spese dello Stato e subito dopo integrati nell’organico fino all’età della pensione? Tanti e a questo proposito vorrei , contraddire certi Amministratori Comunali che con molta disinvoltura affermano che questa città non abbia mai dato nulla, ai paesi della provincia, ma se s’informassero scoprirebbero che un gran numero di essi proveniva proprio dai paesi della Provincia, dalle 5 terre e fin’oltre Bonassola e anche da tutti i paesi della Val di Vara, compreso Varese Ligure . Attualmente l’Arsenale Militare è in via di dismissione, il personale civile che vi lavora è ridotto a circa mille unità, le piccole officine che da esso ricevevano commesse sono chiuse da molti anni, migliaia di solini blu che invadevano la città, i bar, le pizzerie, i cinema fino all’ora della ritirata sono spariti. Ed anche i tanti parenti, gli amici e le fidanzate che riempivano gli alberghi, durante i giorni del giuramento delle reclute. Ora, probabilmente, i detrattori liberaleconomisti che tanto tuonavano contro l’Arsenale Militare saranno certamente contenti. E la panacea di tutti i mali dell’economia spezzina? quel settore turistico tanto agognato? Quanti occupati ci sarebbero attualmente se ci fosse stato solo il turismo? Mi limito solo a dare un dato, concernente quella Versilia tanto invidiata, il quale report definitivo del 2009 presentato lo scorso mese nella sede della Provincia al Centro Congressi dell’Hotel Principe di Piemonte di Viareggio sull’andamento dei flussi turistici nell’anno 2009 così evidenzia : nei mesi di Maggio Giugno Luglio Ottobre Novembre Dicembre,( sei mesi) il segno è purtroppo molto negativo , ancor peggio vanno le cose sulle presenze straniere, anche le strutture extralberghiere B&B Affitti e Agriturismi registrano da molti anni una netta flessione. E se la Versilia piange, la riviera Romagnola non ride a parte la sua movida sempre e comunque sufficientemente animata , ma anch’essa non sfugge alla crisi anzi subisce un netto crollo di presenze a dir poco preoccupante principalmente nel settore balneare.
Sabato 19 giugno 2010 alle 15:56:10
RICCARDO FALCONE
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