Il dragaggio del Vara
- Non mi sento di parlare in termini scientifici della manutenzione dei fiumi perché non sono un geologo, né un esperto di ingegneria dei fluidi, ma ricercando su testi di studiosi sul tema del dragaggio ho potuto constatare che le soluzioni non sono poi così contrastanti tra i vari ricercatori. Essi infatti concordano, almeno nella quasi totalità, che un dragaggio appropriato, cioè non speculativo, allontana il pericolo delle alluvioni. Questa è anche la posizione dell’uomo comune, di colui che ha da sempre ha vissuto a contatto diretto con il fiume. Parlo del Vara che insieme al Magra sono i nostri fiumi e che da qualche anno ci stanno creando problemi sempre più seri: ricordo tanti anni fa, nel fiume Po, l’andarivieni dei barconi che trasportavano ghiaia e sabbia prelevandoli là dove questo materiale si era accumulato a dismisura fino nei luoghi di deposito. Era un attività normale perché serviva a mantenere l’alveo del fiume a una profondità costante. Ritengo questo ragionamento talmente logico da apparire addirittura banale. Nel nostro Vara e Magra la profondità degli alvei si è innalzata inesorabilmente anno dopo anno: sassi, ghiaia, sabbia, giungono a valle e si accumulano sempre di più. Il fiume scorre sempre più velocemente, dato l'eccezionale violenza delle piogge e, nel giro di poche ore, straripa. Ma questo delle piogge eccezionali, signori politici e ambientalisti, accadeva anche duecento e anche trecento anni orsono: basta leggere le cronache lasciate dai cronisti dell’epoca, che raccontano di veri e propri cataclismi causati dai continui nubifragi. Si continua a dare colpa ai mutamenti climatici, ma sono sempre gli scienziati che ci insegnano che questi cambiamenti non avvengono nei decenni ma occorrono molti secoli. Come mai allora i fiumi ben difficilmente uscivano dagli alvei? Esistono vaie concause. Potrei citare ad esempio la forte realizzazione di opere ed insediamenti industriali e agricoli all’interno dei bacini fluviali, lo sviluppo urbanistico dei centri abitati verso i fiumi che hanno causato il suo soffocamento, il fortissimo sfruttamento dei prelievi dei materiali inerti, o, come nel nostro caso, l’insufficiente prelievo di questi. Non sono mie affermazioni ma del Magistrato delle acque, del Segretario Generale dell’Autorità del bacino del Po, nella relazione sugli eventi alluvionali nell’Italia Settentrionale.
Un maggio eccezionalmente siccitoso ha ridotto i fiumi quasi completamente a secco, tanto che possono essere attraversati senza bagnarsi le ginocchia, non è propizio per le colture è vero, ma la natura ci ha offerto una buona opportunità che purtroppo, come al solito, ci siamo fatti sfuggire. Autorizzare i privati che ne avessero fatto richiesta a prelevare gli inerti avrebbe fatto un gran bene al fiume e all’ambiente e i risultati li avremmo visti quest’inverno.
Sabato 28 maggio 2011 alle 14:24:29
RICCARDO FALCONE
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