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Epifania e il calendario leghista: due feste se le porta via

- Finalmente!! dopo alcuni giorni di indagini, gli inquirenti hanno smascherato i delinquenti che avevano piazzato alcuni ordigni davanti alla sede della Lega Nord di Gemonio, provocando piccoli ma significativi danni. Ricordiamo i titoli cubitali dei giornali che uscirono in quei giorni: la Padania ad esempio “Vogliono fermare la Lega”, o Libero “Clima d’odio, sono gli stessi che hanno devastato Roma”, e poi la ridicola dichiarazione del Min. Gasparri sempre a Libero “violenti e bugiardi, i compagni non cambieranno mai”, senza parlare poi del laconici commenti rilasciati dai nostri esponenti politici che individuavano in un disegno di eversione i motivi del gesto. Purtroppo per loro però gli eversori non erano i comunisti o come ha dichiarato il Min. Maroni “intolleranti che agiscono vigliaccamente nell’anonimato”, ma udite udite, bravi ragazzi figli di leghisti locali, tra l’altro molto conosciuti dallo stesso figlio di Bossi. E’ di oggi poi l’altra provocazione che segue a breve distanza i fatti della scuola di Adro, appaltata alla Lega con in testa il sindaco padre padrone. Sì proprio lui, quello che avrebbe lasciato digiuni i figli delle famiglie non in regola con i pagamenti della mensa e che fece tappezzare tutto ciò che era possibile di simboli padani: finestre, arredi, zerbini, persino i contenitori dell’immondizia, tanto che anche il nastro usato per l’inaugurazione era verde, il tutto a spese della comunità naturalmente. Ma qual è l’ultima boutade dei favolosi ramarri del carroccio padano? un bellissimo calendario in stile leghista che la Provincia di Padova ha pensato bene di produrre stampare e distribuire nelle scuole. La famosa inarrivabile intellighenzia padana ha voluto evidenziare le feste quali quella della mamma, del nonno. della nonna, del papa, del popolo veneto, del martedì grasso, del patrono, ci mancava solo quella di San Martino, tradizionale festa dei cornuti. Ma tra tutte queste l’assessore all’Identità Veneta ha creduto bene di non inserire il 25 aprile e il 1° maggio. A Padova, come in tutto il Veneto, donne e uomini animarono la lotta resistenziale negli anni cruciali del secondo conflitto mondiale pagando un altissimo tributo per la libertà e la democrazia e scrivendo con le loro opere, pagine entusiasmanti ed eroiche, ma anche dolorose per i continui sanguinosi scontri e gli enormi sacrifici a causa di torture, rappresaglie e persecuzioni che devono essere ricordati e ripercorsi fino in fondo come monito a qualsiasi facile revisionismo sul fenomeno RESISTENZA ed i valori che in essa furono incarnati. Tutto questo per edificare una nuova Italia dopo la tragedia del fascismo, e che oggi compone un lessico partigiano rivolto a tutti ma in particolare alle nuove generazioni. Quell’assessore sappia che cancellare da qualsiasi calendario, per grandi e piccini, spiritosi o umoristici e di qualsiasi altro genere, la festa del 25 aprile significa offendere quei patrioti che vollero spingersi fino all’estremo sacrificio affinchè oggi quell’ assessore abbia la possibilità di esercitare la politica ed esprimere i suoi pensieri liberamente. A dire il vero non mi stupisce un simile comportamento, visto che in precedenza abbiamo assistito ad episodi e parole di disprezzo per i valori della Resistenza e l’unità Nazionale rappresentata dal tricolore. Quello che però vorrei dire a titolo di monito è di ricordarsi sempre che la Resistenza non è morta con i padri della Patria e con tutti coloro che allora vi parteciparono e si sacrificarono, essa vive ed è sempre paziente, comprensiva tollerante ma sempre vigile e pronta a rialzare la testa in qualsiasi momento venga minacciata la libertà. E' come una cenere che può sembrare spenta grigia sonnolenta ma guai a scuoterla, mai provocarla, guai a denigrarla, guai a diffamarla o deriderla. Oggi che i testimoni diretti di quelle tragedie stanno scomparendo o sono troppo vecchi e stanchi per incidere sul senso comune, i loro figli i loro nipoti da loro hanno imparato quello che ha rappresentato il fascismo, la deportazione la repressione la guerra, la fame, e saranno sempre un baluardo contro chi vorrebbe calpestare o stracciare la memoria...
Sabato 8 gennaio 2011 alle 14:30:41
RICCARDO FALCONE
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