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Dittatura democratica

- In genere quando ci si riferisce al “popolo” si pensa a qualcosa di amorfo privo di un proprio pensiero, solitamente si pensa a una moltitudine di gente di vari strati sociali che abbisogna di una guida al pari di una macchina assai complessa che deve essere guidata da un ottimo pilota, un pilota in grado di pilotarla verso grandi traguardi utili per tutta la collettività e non per pochissimi eletti. Nelle cosiddette democrazie occidentali. Il nostro è un paese di eccezione, qualcosa di simile al nostro lo si trova in qualche emirato arabo, ma a differenza di questi, chi pilota l’auto Italia è padrone dei grandi network televisivi, case editrici e testate giornalistiche ed è perennemente inquisito e sotto processo per reati più disparati. Forse non ce ne siamo accorti ma la nostra democrazia è stata talmente violentata che non possiamo più pensare di essere una democrazia normale, in un paese considerato di democrazia “avanzata” quale il nostro, è rimasto ormai solo quello che è avanzato della democrazia. Le offese fatte ai maggiori organi dello Stato da parte dei vertici governativi, il calpestio delle leggi, la derisione della Magistratura il Csm e la Corte Costituzionale, la legislatura fatta sopravvivere solo a colpi di decreti legge, in un parlamento gremito di indagati e condannati ove si assiste alla sagra dei senatori e deputati in vendita non appena il carrozzone già traballante del governo barcolla. Non è azzardato definire questa condizione col termine di dittatura democratica, specialmente quando il popolo inerte assiste alla nomina di figli, nipoti e parenti, amiche e amanti a ricoprire prestigiose cariche istituzionali in spregio alle centinaia di eccellenze scientifiche costretti per lavorare a recarsi all’estero o ad accettare contratti di lavoro da fame. Ma questo tipo di pseudodemocrazia - dittatura potrebbe sfociare un domani anch’essa alla ribellione popolare alla stessa maniera di quello che sta avvenendo nel mondo arabo? Se ognuno continua a pensare a tirare l’acqua al proprio mulino paralizzando la legislatura il governo, la stessa vita politica,quando non vi è più uguaglianza, nè solidarietà se soprattutto si continua a foraggiare classi ove la ricchezza è consolidata e impoverire lavoratori, dipendenti, pensionati, artigiani, commercianti e aziende, ciò potrebbe far spezzare quel fil rouge del confine che divide la convivenza civile a l’empasse d’esasperazione del popolo che potrebbe avvenire anche in un paese occidentale? Ottocentomila aspiranti nuovi poveri che non hanno ancora raggiunto pienamente lo status di povertà, ma che già intravedono davanti a loro lo spettro di un futuro per niente roseo. Chi è già dentro a questo stato, ricorre ai pranzi della Caritas sempre più spesso, dato che altrimenti non potrebbe far fronte alle sempre più gravose spese mensili affitto compreso, la tragedia della perdita di lavoro, la depressione, il disfacimento morale e umano, mentre di pari passo le pagine dei giornali sono sempre più zeppe di scandali e ruberie ove al centro si muovono ministri politici dirigenti istituzionali ecc. Una miscela micidiale, che dovrebbe far riflettere.
Sabato 26 febbraio 2011 alle 11:06:50
RICCARDO FALCONE
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