Recuperare il potere d’acquisto
editoriale
- In questi giorni si fa un gran parlare a livello nazionale del problema del recupero del potere d’acquisto, problema sicuramente sentito anche nella nostra provincia.
Occorre però riflettere su varie proposte in gioco e su chi potrebbe effettivamente trarre vantaggi dalle scelte che verranno fatte.
La maggior parte degli spezzini, come il sottoscritto, sono dipendenti pubblici e quindi è per loro naturale pensare alla soluzione mediante un aumento contrattuale .
Ebbene credo che questo sia un errore imperdonabile, un non voler vedere come sarebbero esclusi dal recupero di potere economico tutti i dipendenti di piccole aziende private, che non possono contare su aumenti certi, se pur minimi, dovuti al rinnovo contrattuale. Di questi nessuno parla, eppure sono centinaia nella nostra provincia coloro che lavorano 40 ore settimanali per uno stipendio che non arriva a mille euro al mese.
E’ stato facile per il sindacato, specialmente negli anni d’oro della prima repubblica, organizzare scioperi del personale delle grandi organizzazioni statali o private a sostegno delle loro rivendicazioni economiche, mobilitare quei dipendenti è certamente più agevole e produttivo, ma mai è stato fatto un grande sciopero a favore della categoria meno tutelata: quella dei dipendenti delle piccole e piccolissime imprese tra cui anche quelle commerciali.
Il tutto in barba alla tanto decantata “solidarietà” sindacale!
A fronte di un serio problema di adeguamento stipendiale che consenta un minimo di recupero di potere d’acquisto, l’unica soluzione percorribile, che spero sia vivamente presa in considerazione dai sindacati e dalle forze politiche, è quella della diminuzione delle imposte a partire dall’IRE (ex Irpef) e dell’aumento delle detrazioni secondo il numero dei famigliari a carico, magari limitando il tutto ai soli lavoratori dipendenti.
Ma anche questo caso non porterebbe ad una equa suddivisione dell’intervento di sostegno perché in Italia manca un tassello nel calcolo delle imposte da pagare: il quoziente famigliare.
Tanto per non dilungare fornisco un semplice esempio: a parità di introiti una famiglia con un solo reddito di 40.000 € annui paga più tasse di un’altra famiglia dove la medesima entrata è suddivisa su marito e moglie.
Ricapitolando: intervento sulle aliquote delle tasse per le fasce più basse di reddito, detrazioni fiscali ed introduzione del quoziente famigliare potrebbero dare respiro a chi in questi anni ha subito una significativa riduzione del potere d’acquisto.
Antonio Colombo
(per critiche e suggerimenti: www.antoniocolombo.laspezia.it)
Domenica 13 gennaio 2008 alle 10:12:07