Il “razzismo” si combatte… a scuola
editoriale
- Aumentano il numero di stranieri e aumentano gli episodi di vera o presunta intolleranza verso di essi.
Su tv, giornali, web si parla del razzismo strisciante che sta prendendo corpo anche nel nostro Paese.
Si, dico ANCHE perché è un fatto storico: in tutte le nazioni dove si sono subiti consistenti flussi migratori c’è stato un “rigetto” della presenza straniera da parte delle popolazioni locali. Senza pensare alla conflittualità dovuta alla differenza di colore, basta ritornare con la mente alle problematiche dei tedeschi prima con noi ed ora con i turchi.
Un'altra considerazione che viene facile avendo seguito i fatti in Europa negli ultimi venti anni è che coloro che eseguono azioni “razziste” sono spesso persone appartenenti alla parte più povera della società, spesso con poca cultura e pazienza con il diverso.
Proprio per paura del “diverso”, delle sue abitudini, della scarsa conoscenza della storia del loro Paese d’origine che avvengono certe reazioni.
A mio modo di vedere non si può parlare di razzismo proprio per questo. Razzismo significa credere che una razza sia superiore ad un’altra; in Italia mi sembra di vedere che si tratta di un’altra cosa: si prova a discriminare, o in alcuni casi si attacca fisicamente lo straniero in quanto tale, perché si crede che sia di disturbo al nostro vivere civile, non perché è ritenuto inferiore a noi.
Non di meno occorre stare attenti.
Il rischio è che una parte politica strumentalizzi ogni minimo avvenimento per gridare al “razzismo” dall’altra si cerchi di sminuire segnali che dovrebbero essere tenuti in ben altra considerazione.
Anche la stampa fa talvolta la sua parte. Si, perché indicare nei titoli delle notizie la nazionalità di chi delinque è molto più utile per attirare l’attenzione dei lettori o degli ascoltatori.
Tutti dovrebbero avere un comportamento più attento, le Istituzioni ed i mass media in particolare, ma credo fermamente che la scuola sia il luogo dove i comportamenti scellerati discriminatori potrebbero essere prevenuti: da una parte un obbligo a tutti gli stranieri in Italia a partecipare a corsi di lingua e storia italiana, dall’altra l’inserimento nelle materie scolastiche della storia delle religioni (cosa ben diversa dalla religione in se) dei principali Paesi d’origine dei nuclei più numerosi di immigrati presenti in Italia.
Antonio Colombo
www.antoniocolombo.laspezia.it
Sabato 11 ottobre 2008 alle 09:00:20
EDITORIALE
© RIPRODUZIONE RISERVATA