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Svernare in riviera

di Salvatore Di Cicco

- Quante volte abbiamo sentito parlare di gente (soprattutto anziana, ma non solo) che decide di “svernare in Riviera”. Cosa che si spiega facilmente, questo è ovvio, ma che forse non fa riflettere abbastanza chi in Riviera ci vive da tempo o addirittura ci è nato.
Per il ligure, in quanto uomo di mare più che di terra, il mare è il suo elemento naturale, il suo palcoscenico inevitabile, per cui guarda al mare come si guarda la propria casa:?dopo un po’ non ci fa più caso. Quando, invece, incontri qualcuno che capita per caso da queste parti e ne senti i commenti sulla bellezza del paesaggio e sulla piacevolezza del clima allora ti rendi conto che sei un privilegiato. Sì, perché i privilegiati non sono quelli che possono permettersi questo e quello ma quelli che nella vita di tutti i giorni hanno la fortuna di vivere in un ambiente così bello e così gradevole. I problemi ce l’hanno tutti e le difficoltà possono essere più o meno sormontabili ma se a tutto ciò aggiungiamo anche un ambiente poco gradevole è facile immaginare che certe condizioni sono preferibili ad altre.
Eppure, eppure si ha come l’impressione che nonostante queste premesse molti non riescano a “godere” il proprio territorio perché presi da altre distrazioni, da altre ambizioni. Si sa che a Spezia (ma forse anche a Savona o a Imperia) non ci si diverte e che bisogna emigrare per andare in discoteca. E questo, per i giovani, può avere le sue motivazioni.
Ma come mai, allora, dalla Val Padana si riversano tutti sulla Riviera Ligure? D’estate va bene, anzi benissimo. E d’inverno? E già vengono a svernare, appunto. Ma se è così (ed è così non da oggi) perché i liguri non si fanno trovare pronti per un tipo di accoglienza e di turismo che potrebbe così coprire tutto l’arco di un anno?
Non sarà, forse, per la pigrizia mentale, prima che fisica, che prende molti liguri quando si tratta di mettere in campo una nuova idea, una nuova proposta? Perchè poi meravigliarsi di qualcuno (sempre “da fuori”) che pensa bene di poter investire da queste parti e di ricavarne dei bei soldini?
La verità sembra proprio questa. Il ligure preferisce non andare oltre i limiti del proprio orticello (stavo per dire: del proprio carrugio) e vivere di rendita, tra una casetta affittate per l’estate e un lavoro che permettere di vivere bene senza fare eccessivi sforzi di fantasia. Cosa comprensibile, naturalmente, ma lontana dalla possibilità di mettere in moto un circolo virtuoso che porti ad uno sviluppo vero e non frammentato dell’economia ligure.
Vogliamo fare un esempio??Pensate alla costa romagnola, che non può vantare le bellezze naturalistiche della Liguria, specialmente d’inverno. Eppure lì fanno fatica ad accontentare tutte le richieste per soggiorni che, ra gli altri vantaggi, ha quello di prezzi molto bassi. Lì, però, gli operatori turistici non si scannano tra loro: al contrario, lavorano in gruppo e in gruppo riescono a dare prezzi e servizi senza paragone. Per loro non è importante guadagnare molto e subito ma fare sempre il pieno. Questione di punti di vista, quindi, anche se il mare ha lo stesso orizzonte.
Il progresso, si sa, ha portato mille vantaggi all’umanità ma forse ha dimenticato qualcosa che non ha prezzo.
Sabato 12 novembre 2011 alle 10:01:17
SALVATORE DI CICCO
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