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Ultimo aggiornamento: Martedì 18 Dicembre - ore 20.43

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Ricostruire dalle macerie

di Salvatore Di Cicco

Ricostruire dalle macerie

- La contesa elettorale arriva nel momento peggiore per l’Italia, stretta tra problemi impellenti e questioni strutturali ma soprattutto alle prese con una coscienza morale che ha raggiunto un livello davvero troppo bassi per essere tollerato.
Cercare le cause di tale situazione sarebbe puro accademismo verbale. Le conseguenze materiali, di questa condizione morale e sociale sono davanti agli occhi di tutti. Al di là della crisi economica, infatti, quello che più fa paura è la reazione inesistente (o quasi) di una classe politica che ha venduto l’anima al diavolo del benessere personale. Troppi esempi dimostrano che, oltre al danno (economico e non solo) al benessere sociale, c’è la beffa di continuare a vedere impuniti reati che altrove avrebbero creato una reazione a catena e la condanna al pubblico ludibrio di chi ha osato agire contro l’interesse comune.
Da noi, invece, si assiste al penoso spettacolo del ritorno in campo di questi personaggi, convinti di poter ancora contare sul sostegno degli elettori. Ebbene, incredibile ma vero, quel sosteno viene ancora una volta rinnovato, a dispetto di tanta indignazione (a parole) nei confronti di quei personaggi. Ora, delle due l’una: o si conferma nei fatti (cioè con il voto) la condanna morale di quei personaggi oppure si ammette che il loro comportamente non è censurabile oltre un certo limite.

Se la conclusione, come par di capire, sta nella seconda spiegazione, allora vuol dire che molti elettori la pensano esattamente come alcuni eletti.
Questa non è certo una condizione esaltante per un paese come il nostro, che vanta così tante virtù ma che non si può permettere vizi così riprovevoli da parte di pochi. Fortunatamente, ci sono anche esempi opposti che fanno ben sperare peril nostro futuro. Fabio Picuti, pubblico ministero del tribunale dell’Aquila raccontava, qualche settimana fa ad un giornale locale che dal 6 aprile del 2009 (giorno del terremoto) si sente “un volontario” spiegando che “di fronte alla situazione di emergenza avrei potuto lavorare meno, non avendo più gli strumenti per farlo, ma in quel momento è scattato qualcosa dentro di me, ho capito che ognuno di noi doveva dare di più, farsi volontario della ricostruzione per ricreare lo spirito di una collettività”.
Tanto di cappello davanti a persone di questo rango, che davanti alle difficoltà reagiscono chiedendo di più, anzitutto a se stessi.
Il caso dell’Aquila può rappresentare l’Italia di oggi:?un paese da ricostruire dalle macerie di una crisi economica e morale, da cui può uscire solo unendo le migliori energie, chiedendo a chi ha più possibilità di rinunciare a un pezzetto del suo egoismo.
Forse si tratta di una speranza senza fondamento ma noi vogliamo credere nell’utopia proprio perché ad una situazione estrema si può rispondere solo con una reazione estrema. Auguriamoci che ciò accada, come accadde dopo la seconda guerra mondiale, quando un momento difficile fu trasformato in un momento di rinascita e di riscatto.

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