Orgoglio senza pregiudizio
di Salvatore Di Cicco
- L’anno appena passato non ci lascia un buon ricordo, anzi. Tra lutti e danni materiali e morali, il bilancio appare molto pesante e le sue conseguenze si trascineranno per molto tempo.
Non c’è da stare allegri, questo è evidente, ma non ci si può abbattere al punto da rinunciare alla lotta per rinascere, per ricominciare. Questo, anzi, è il momento per dimostrare prima di tutto a noi stessi che si può e si deve fare il possibile per tornare ad essere ciò che si era prima senza aspettare che altri lo facciano per noi.
La vita ci mette ogni giorno alla prova, come individui e come collettività, per cui è inutile lamentarsi per ciò che la realtà ci mette davanti. Questo, poi, è un momento che si innesta in una crisi economica drammatica, per cui non è difficile capire che l’impegno va moltiplicato per due: non solo fatica ma anche rinunce sono la prospettiva per tutti.
Fatta questa premessa, però, va anche detto che da questo momento può e deve partire una “lotta di liberazione” per abbandonare una volta per tutte l’atavica attesa di una “mano santa” che venga a toglierci dai pasticci. La prima cosa da fare, quindi, è proprio quella di dimenticare il passato e guardare al futuro contando solo sulle proprie forze. Ciò vuol dire maggior fatica, certamente, ma anche maggior soddisfazione e l’orgoglio di rimettersi in piedi da soli.
Potrebbe sembrare un obiettivo indispensabile da raggiungere, e questo è vero. Ma l’obiettivo più grande sarebbe quello di scoprire di non essere un popolo di serie B, gente che può e deve essere orgogliosa di sé per dimostrare di non essere seconda a nessuno.
Ciò non significa che da subito ci si debbano aspettare risultati eccezionali. Quel che conta, insomma, è lo spirito, lo spirito nuovo con cui affrontare il proprio futuro e quindi il proprio destino. Cambiare prospettiva, cambiare marcia: questo il primo passo da compiere in vista di un nuovo modo di intendere l’impegno personale e i rapporti sociali.
La storia ha dimostrato che attendere (o, peggio ancora, pretendere) che qualcun altro affronti e risolva i nostri problema non porta lontano. Troppe volte le false promesse hanno fatto aggio sulle capacità degli spezzini, che pure sono tante, contando più che altro sulla pigrizia mentale e sulla mancanza di iniziativa privata. Oggi sembra arrivato il momento della svolta, cioè della convinzione che gli interessi esterni quasi mai coincidono con quelli degli spezzini.
Ognuno dev’essere padrone del proprio destino. Bando alle miracolistiche promesse di posti di lavoro che servono (servivano) soltanto per incamerare contributi a fondo perduto prima di prendere il volo per altri lidi. Il mondo è pieno di falsi profeti e chi ne è vittima deve capire, una volta per tutte, che soltanto faticando e sudando si possono ottenere risultati apprezzabili. Non importa se piccoli o grandi. Quello che conta è la coscienza di procedere con le proprie forze perché prima o dopo anche i sogni, in questo modo, possono realizzarsi. Del resto, chi questi sogni ha realizzato quasi certamente è partito nelle stesse condizioni degli altri.
Sabato 7 gennaio 2012 alle 10:11:13
SALVATORE DI CICCO
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