Novembre, mese dei morti e... dei vivi
di Salvatore Di Cicco
- Novembre sembra il mese più triste dell’anno, e forse lo è. Lo è sicuramente per via delle ore di luce, che diventano sempre meno, e per il tempo che fa sentire più lontane le giornate di sole dell’estate trascorsa e quelle dell’estate che verrà.
Anch’o, che proprio a novembre festeggio il compleanno, ho avuto sempre questo “peso” addosso, quest’ombra grigia da cui non ci si libera mai: al massimo arriva l’«estate di San Martino» ad alleggerire la presenza di tanta malinconia.
Sì, perché a novembre non c’è ancora l’attesa del Natale (a parte per chi sul Natale conta per aumentare il fatturato) e per le feste di fine anno. Comincia con la commemorazione dei defunti – che non è una ricorrenza allegra – a differenza di altri mesi, come per esempio il Capodanno o il “pesce d’aprile” che servono a fare scorta di ottimismo e di allegria, o di una “festa laica” come la “Festa del Lavoro”, specialmente di questi tempi in cui il problema lavoro rappresenta il punto cruciale di ogni società avanzata.
In ogni caso, queste ricorrenze regalano i primi frutti della bella stagione:?un sapore che aiuta a superare anche i momenti più delicati.
Certo, l’autunno regala una tavolozza di colori non meno affascinante di quella di altre stagioni. La natura, che sembra dormire il sonno del giusto, cova invece il seme di frutti che vedremo solo a primavera e in estate.
La prima neve ci ricorda che anche questo passaggio obbligato della natura attraverso le quattro stagioni va accettato per quello che è:?un momento indispensabile al processo di evoluzione nell’equilibrato rapporto fra gli elementi fondanti della natura stessa.
Il primo vino e le castagne ci danno un profumo che non è ripetibile durante l’anno. Il tepore delle case, non più tormentate dal freddo d’una volta, ci permette di attendere alle nostre quotidiane attività e ai nostri passatempi più piacevoli. Ci sono mille motivi, insomma, per sfruttare al meglio anche un periodo dell’anno che sembra indurre molto poco all’allegria e al sorriso.
Eppure, rimane quel sottile filo di amara inquietudine che non ha un motivo preciso e che pure ci lascia a volte un senso di straniamento come se ci trovassimo in un labirinto senza via d’uscita.
Oggi, poi, con la crisi che ci attanaglia tutti diventa più difficile da decifrare e meno facile da risolvere, anche se noi italiani abbiamo una grande capacità di adattamento di fronte a situazioni sgradevoli. Il livello di vita raggiunto non ci ha fatto dimenticare la fatica fatta dalle generazioni precedenti per raggiungere certi risultati, per cui riusciamo ad affrontare vecchie e nuove emergenze con un pizzico di ottimismo in più. E anche quando tanti aspetti della vita sociale sembrano traballanti per i più diversi motivi, siamo certi che ne verremo fuori.
Ecco allora che il mese di novembre non è più solo sinonimo di tristezza e malinconia ma rappresenta un “rito di passaggio” da affrontare e superare nel migliore dei modi per poi tornare a sorridere all’alba di una nuova primavera.
Salvatore Di Cicco
Sabato 26 novembre 2011 alle 10:01:09
SALVATORE DI CICCO
© RIPRODUZIONE RISERVATA