Madre natura o natura matrigna?
di Salvatore Di Cicco
- La pioggia che ha inzuppato e allagato il territorio spezzino (e non solo) negli ultimi mesi ha creato non pochi problemi di varia natura, evidenziando carenze e disattenzioni che hanno ulteriormente aggravato alcune situazioni in particolare. La terra che non regge e non “tiene” di fronte alla prova dell’acqua sembra voler ricordare all’uomo che la natura non è un giocattolo di cui servirsi come e quando si vuole ma che, al contrario, ospita gli esseri viventi e segue un suo ritmo che non tiene conto degli interessi dei singoli né delle esigenze particolari.
Non si può allora non sottolineare l’assoluto disprezzo e l’assoluta mancanza di buon senso da parte dell’uomo che di fronte al proprio tornaconto non conosce ostacoli e non si pone domande, salvo poi piangere sui danni morali e materiali che lui per primo contribuisce a procurare: case costruite sugli argini dei fiumi, colline sventrate per far posto a costruzioni d’ogni tipo, alberi abbattuti e coltivazioni intensive che non lasciano “respirare” la terra. Questi ed altri sono i “reati” per i quali nessuno paga perché pagano tutti, anche coloro che invece rispettano le leggi e soprattutto la natura. Finché non ci rendiamo conto che i danni del singolo si riflettono sulla comunità non verremo a capo di nulla, cioè non raggiungeremo mai quel grado di civiltà indispensabile per dirci uomini moderni.
Ma se le colpe dei singoli non vengono mai pagate da alcuno vuol dire che noi tutti siamo responsabili. Di cosa? Prima di tutto di non indignarci verso coloro che in maniera così plateale vengono meno ai propri doveri civici. Per far questo, però, c’è anche bisogno che di fronte a certe catastrofi non ci si fermi all’emozione del momento ma si denunci a voce alta le responsabilità di chi ha sbagliato, sia in buon fede che deliberatamente. Si avverte dunque il bisogno di coinvolgere sempre più i cittadini in un’opera di responsabilizzazione al termine della quale può e deve rinscere uno spirito nuovo che punti dritto alla riconquista di quei valori di cui tanto si parla ma poco si sa.
Quello della Natura, del resto, non è un argomento da riservare ai professionisti della parola (politici in testa) ma da sviscerare e mettere al primo posto delle nostre richieste. Ne va del nostro futuro e di quello dei nostri figli. Non possiamo più nasconderci dietro il paravento del progresso e del lavoro perché stiamo già pagando un conto troppo alto all’incuria e alla mancanza di coscienza civica. E non possiamo passare il tempo a fare la conta dei danni e dei morti che questa incuria comporta. Non possiamo cioè continuare a tappare le falle di una barca che rischia, prima o poi, di affondare con tutti i suoi occupanti.
Diventa perciò necessario, anzi indispensabile, proporre qualcosa di più concreto a fronte a “calamità” che tali non sono e che invece hanno responsabili con nomi e cognomi, a cominciare da chi concede licenze edilizie e permessi che non dovrebbero essere rilasciati. Ci aspettiamo perciò che al prossimo appuntamento con un’altra “calamità naturale” qualcuno si presenti con la lista dei responsabili.
Sabato 14 gennaio 2012 alle 09:58:42
SALVATORE DI CICCO
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