Le stagioni a rovescio
di Salvatore Di Cicco
- “Ogni cosa alla sua stagione”: così s’intitola un recente libro di Enzo Bianchi, fondatore e priore della Comunità Monastica di Bose, in Piemonte. In quel libro l’autore ripercorre con affetto venato di nostalgia i momenti più importanti della sua infanzia, quelli che poi segnano la vita di un uomo. Un ritratto appassionato e appassionante che mette in rilievo soprattutto il rapporto costante con la natura, quella natura che tutti richiamano (a proposito e a sproposito) ma di cui spesso ci si dimentica per apprezzare i vantaggi del vivere d’oggi. Perché la vita di un tempo – legata ai ritmi delle stagioni e che doveva fare i conti con le scarse risorse di cui si disponeva – non era vita fa sprechi e anzi prometteva più rinunce che divertimenti.
Oggi, sotto questo aspetto, le cose vanno meglio, molto meglio. Eppure, ad ogni passo in avanti se ne registra qualcuno indietro. Si allunga la vita media dell’uomo ma bisogna fare i conti con acciacchi, nuove e vecchie malattie, per non parlare dei problemi sociali legati alla solitudine, al nuovo concetto di famiglia e così via.
Il quadro che abbiamo davanti, insomma, non aiuta ad essere ottimisti. Quello che però colpisce di più, in questa “rivoluzione” dei costumi e del vivere sociale, è quella specie di rimescolamento dei ritmi e dei tempi legati alle nostre attività quotidiane. Si fa sempre più confusione, infatti, tra i tempi del nostro vivere sociale ed individuale. Quei tempi che una volta erano scanditi dalle stagioni. Certo, non siamo più nella civiltà contadina, e quindi non si può pretendere di star dietro alle fasi lunari o alla lunghezza delle giornate dettate dal sole, ma sappiamo che i nostri bioritmi risentono di certi cambiamenti.
Le stagioni, appunto. Un tempo mangiavi le arance a Natale e l’uva non prima di settembre, i cocomeri in agosto, così come le pesche e tutti gli altri frutti, seguendo man mano le fasi di maturazione. Oggi mangi l’uva a gennaio e il cocomero ad aprile, le arance tutto l’anno e la frutta esotica che aggiunge un tocco di distinzione sulla tavola.
Insomma, le stagioni a rovescio sembrano la caratteristica principale del nostro tempo. Non basta quello atmosferico, infatti, ad “innaffiare” i nostri dialoghi quotidiani. Dobbiamo guardarci dalle insidie del mondo globale prima ancora dei nostri stili di vita. Siamo appena in autunno ma già i supermercati traboccano di panettoni e di spumanti. Quando poi saremo a ridosso delle feste di fine anno prepariamoci al Carnevale e tra i coriandoli sentiremo già profumo di colobe e uova di Pasqua. Insomma, la ruota non si ferma più durante tutto l’anno. Le stagioni non sono più scandite dai ritmi della natura ma da quelli del commercio. Cosa di cui neppure ci lamentiamo più, vittime come siamo dei nuovi miraggi che hanno preso il posto di una vita appena più decente di quella dei nostri padri.
Uscire da questo tourbillon infernale di feste e di sorrisi forzati non sarà facile, anzi per molti sembra un piacevole diversivo alla monotonia di ogni giorno. E allora non lamentiamoci più di tanto: accettiamo tutte le stagioni come vengono e non lamentiamoci troppo. Meglio così che peggio!
Sabato 24 settembre 2011 alle 10:02:13
SALVATORE DI CICCO
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