La collina dei veleni
di Salvatore Di Cicco
- Nessun colpevole. Così ha stabilito la Corte nei confronti di tutti gli imputati per quello che è stato ribattezzato uno scandalo nazionale. Di fronte a questa sentenza (ma anche di fronte a tutte le sentenze) la prima reazione dev’essere quella di accettazione, anche quando non convincono perché ci si aspettava un esito diverso.
Anche noi, quindi, accettiamo la sentenza. Ma non si può fare a meno di riflettere su quello che per trent’anni si è ripetuto sulla “collina dei veleni”. Al di là delle colpe, vere o presunte, salta all’occhio la prima grande “distrazione” da parte di chi ha permesso un tale scempio del territorio. Un po’ come quello che era accaduto per l’insediamento della centrale Enel o di Panigaglia. Alla sirena-ricatto dei posti di lavoro o a qualche vantaggio economico riservato a pochi, evidentemente, nessuno sa resistere. Dimenticando però che non si tratta di “scambi” privati ma di decisioni che hanno delle ricadute sulla collettività.
Questo, dunque, è il principale motivo di risentimento per una vicenda come questa. E non c’è condanna o assoluzione che possa cancellare l’amarezza per l’inqualificabile comportamento di gente che, ancora una volta, ha pensato solo a se stessa e non ha tenuto in considerazione, neanche per un momento, le esigenze della collettività. La rabbia, dunque, non è soltanto per la sentenza, che anche se fosse stato di segno opposto non avrebbe ridato alla gente di Pitelli quello che le è stato tolto, cioè la certezza di vivere in un ambiente dove aria e acqua garantissero la loro salute.
Ancora una volta, insomma, l’uomo vince sull’uomo e la società non riesce a far valere i diritti della comunità di cui ognuno fa parte. Perciò viene spontanea la domanda:?ma dove viviamo, nel terzo millennio o nel terzo giorno della storia umana? Domanda retorica, ovviamente, perché ad ogni pie’ sospinto ci si affanna a dire e ripetere che nell’era della tecnologia l’uomo ha raggiunto un livello di progresso che lo ha liberato dalle fatiche fisiche e da molte malattie.
No, così non va. E dobbiamo ripeterlo perché proprio il silenzio è il maggior nemico dell’uomo di oggi, sempre più disponibile ad accettare certe situazioni e sempre meno deciso a muoversi in difesa dei diritti di tutti e non solo dei propri. La storia di Pitelli, in questo senso, è wawmplare. Se qualcuno ha agito in cattiva fede, senza però commettere i reati di cui gli imputatu erano accusati, questo non significa che non ci siano responsabili per qualcosa che ha portato danni concreti alla salute pubblica.
Ora, di fronte a questo tipo di responsabilità, senza voler fare altri processi, è necessario attrezzarsi per il futuro. Se Pitelli sarà bonificata si potrà quanto meno sperare che lì, almeno per un bel po’ di tempo, non si ripeterà lo scempio che il territorio ha subito.
Ma la lezione più importante riguarda coloro che hanno sbagliato e che non devono più sbagliare. Non devono più sbagliare perché la loro coscienza dovrà fare i conti non solo con la comunità che rappresentano ma anche con se stessi e con i propri figli. Perché il futuro vale più del presente.
Sabato 2 aprile 2011 alle 10:02:30
SALVATORE DI CICCO
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