Il sabato del Miraggio - Vacanze italiane
di Salvatore Di Cicco
- Alla vacanza, si sa, non si rinuncia. Non solo da noi, dove pure c’è tempo e modo per conciliare il lavoro con la tintarella. Nei Paesi dove il sole è spesso una chimera è ancor più comprensibile la voglia di spiaggia e di divertimento all’aria aperta. Una vacanza, insomma, non si nega a nessuno, neppure quando si fa fatica ad arrivare alla fine del mese.
Quello che non convince sembra essere l’abitudine inveterata di andare “tutti insieme appassionatamente” verso l’agognata meta, la stessa scelta dagli altri, la stessa di ogni anno, la stessa che aveva fatto penare l’anno prima.
Come mai? Difficile saperlo, anche se la maggior parte risponderebbe che il tempo è quello che è e bisogna sfruttarlo in pieno. Sicché assistiamo a quelle “partenze intelligenti” che si concludono in imbuti autostradali che assomigliano terribilmente alle code che molti dei vacanzieri sono costretti a fare quasi tutti i giorni per andare al lavoro.
Eppure, non mancano le informazioni. Non solo sul traffico (e su quelle si potrebbe passar sopra, per una volta) ma, soprattutto sulla meta delle vacanze. Scartate quelle più di pregio (e quindi più costose), giornali radio e tv non mancano di farci conoscere, durante tutto l’anno, luoghi affascinanti e magari poco costosi che hanno il solo difetto di non avere un nome di richiamo o grandi occasioni di svago. Ecco perché si dimenticano percorsi alternativi che solo i più intelligenti decidono di seguire, con la gioia di una scelta che li ripaga ampiamente.
Tutti diciamo che l’Italia è il paese più bello del mondo e con il patrimonio culturale più affascinante ma poi, quando si tratta di andare in vacanza, la scelta cade spesso su mete oltreconfine. Gente che ha fatto carte false per andare in questa o quell’isola dei mari del sud, non ha mai visto le affascinanti spiagge che il nostro paese può offrire anche al più esigente.
Ma qui non vogliamo solo fare un rilievo di carattere turistico. Quello che salta all’occhio, sembra invece, una scarsa sensibilità culturale nei riguardi del nostro territorio, il cui interesse è quasi sempre di sfruttamento e di guadagni (più o meno leciti) senza tener conto di altri valori, quelli che poi sono fondanti di un popolo, di un’etnia.
Quale potrebbe essere, allora, l’antidoto a questo disinteresse per il proprio territorio, così variegato e così pieno di richiamo turistico-naturalistico?
Come sempre, tutto parte dalla scuola. La conoscenza, da parte dei bambini, di ciò che li circonda li aiuterebbe a crescere bilanciando interesse e piacere puro, creando in loro il desiderio di conoscere altri mondi per apprezzare meglio quello in cui sono nati e cresciuti.
Ma anche qui ricadiamo nella medesima “cecità” di politici e amministratori impegnati più ad accontentare i propri elettori che a guardare più in là del proprio naso, magari facendo salire sulle proprie spalle un bambino che, ridendo e scherzando, potrebbe meglio indicare loro la strada che porta verso il futuro. Perché a volte capita proprio questo: che la miopia di alcuni porti alla cecità di tutti.
Sabato 13 agosto 2011 alle 10:01:58
SALVATORE DI CICCO
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