Il sabato del Miraggio - Saper ascoltare
- La vita di ogni giorno è tormentata dai rumori. Rumori che fanno da sottofondo alle più diverse attività, dal lavoro al divertimento, dal camminare al guidare l’automobile. Rumori non sempre piacevoli, anche quando apparentemente lo sono, come la musica, per via dei toni alti e della ossessionante ripetitività. E non ci accorgiamo che tutto questo fa male alla salute e incide in modo sostanziale sul nostro umore, sulla nostra psiche.
Ma quello che più salta all’occhio è che i rumori (belli o brutti che siano) incidono sui rapporti fra i singoli e quindi, in definitiva, su quella che si chiama qualità della vita. Non si può non convenire che tutti risentono della mancanza di comunicazione con gli altri. Sembrerebbe un’eresia nel mondo globalizzato di oggi in cui la parola comunicazione è sulla bocca di tutti ma non coincide affatto nel rapporto interpersonale. È vero che tutti parlano di tutto sol perché si affidano ai mezzi di comunicazione, appunto, ma è chiaro ed evidente che la qualità di questa conversazione si riduce a ben poco, soprattutto perché viene a mancare la riflessione del singolo e quindi della collettività.
Senza allargare il dicorso ad un più ampio quadro psicologico della nostra società vogliamo però focalizzare l’attenzione su un aspetto che forse sta alla base della difficoltà nell’impostare e nel portare avanti una conversazione.
Ci riferiamo, in particolare, alla difficoltà di ascolto, da parte di molti, che molto spesso coincide col “rifiuto” nei confronti dell’altro. Un rifiuto magari inconscio ma che si esplicita poi nella difficoltà a dialogare e quindi a crescere non solo nella conoscenza ma anche e soprattutto nella comprensione.
Fateci caso. Ci sono persone che quando allacciano un dialogo non si fermano ad ascoltare l’interlocutore ma si affrettano a dire la propria, anzi a mettere sul piatto della conversazione prima di tutto la propria “pietanza”, fatta quasi sempre di aneddoti, storie e vicende personali che per nulla incidono sulla qualità del dialogo.
L’aspetto più importante di questo dialogo è invece proprio l’ascolto dell’altro: qualità che solo pochi hanno perché sopraffatti dall’egoistico desiderio di mettere davanti a tutto il proprio mondo, le proprie esperienze. Ascoltare gli altri è quasi un’arte, proprio perché bisogna modellare il proprio mondo, le proprie sensazioni al mondo dell’interlocutore.
Ma l’obiettivo principale, per chi persegue questo obiettivo, dev’essere quello di acquisire nuove conoscenze,, nuove esperienze, per farsi un’idea più precisa di ciò che gli sta intorno. Questo vuol dire, soprattutto, partecipare. Non per dire “anch’io c’ero” ma per sentirsi protagonista della storia, della propria e di quella della comunità in cui si opera.
Un esempio, anzi due, che sono sotto gli occhi di tutti. Si discute del waterfront alla Spezia e del Progetto Botta a Sarzana e a quelli che osano proporre idee diverse si risponde che non hanno a cuore le sorti economiche della città.
Ecco, pensare di risolvere i problemi partendo dai pregiudizi non aiuta. Aiuterebbe di più se si ascoltasse di più.
Sabato 8 gennaio 2011 alle 10:07:39
SALVATORE DI CICCO
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