Il sabato del Miraggio - Lascia o raddoppia?
di Salvatore Di Cicco
- Una sceneggiata dopo l’altra. Guardando da destra a sinistra e viceversa quello che una volta si chiamava arco costituzionale non ti puoi sbagliare. Se avevi qualche dubbio (o qualche speranza) loro ti chiariscono subito le idee. Dovevano cancellare le Province??Sono ancora lì e chissà ancora per quanto. Dovevano diminuire il numero dei parlamentari, cioè dovevano autoevirarsi? Qualcuno, ingenuo, ci aveva anche creduto. E invece, come si vede, sono ancora tutti lì. Presenti o assenti a seconda delle circostanze. Doveva cadere il governo per mano dei “rivoltosi” di destra??Sembrava cosa fatta e invece qualcuno (anzi, più di qualcuno) ha pensato bene di cambiare casacca, autonominandosi “responsabili” e così, oltre a mandare a monte le illusioni di molti, hanno soprattutto mantenuto fermo lo stipendio di fine mese. Perché, si sa, in Italia tutti hanno famiglia e qualcuno anche più di una famiglia, sicché i soldi non bastano mai e per alcuni le motivazioni private hanno prevalso su quelle pubbliche.
Ma dove si sono superati, tutti, è stato quando qualcuno (tale Sposetti, onorevole PD ed ex tesoriere degli ex DS) ha proposto di raddoppiare i rimborsi elettorali (170 milioni) concedendo alle fondazioni (impegnate a curare “l’attività culturale e la formazione politica” del partito cui fanno riferimento altri 185 milioni.
Una proposta che, stranamente, ha trovato subito tutti d’accordo, a destra, a sinistra e al centro.
Ora, al di là del fatto che già un referendum aveva detto no al finanziamento pubblico dei partiti, che invece continuano bellamente a prendere in giro i propri elettori (e anche quelli che a votare non ci vanno pi da tempo), si tratta di una proposta che supera ogni immaginazione riguarda alla faccia tosta di questa gente che pretende di rappresentare gli interessi di tutti. Indignarsi, quindi, sembrerebbe il minimo. Ma vedrete che dopo qualche polemica e qualche protesta a bassa voce tutto tornerà come prima, anzi peggio di prima.
Eppure è proprio qui il punto cruciale dei rapporti tra i cittadini e i loro rappresentanti. Non c’è da essere moralisti, se non quanto basta a far capire che il senso morale di questa gente è pari a zero e che noi, noi tutti, siamo loro complici ogni volta che andiamo a votarli.
Indignarsi, quindi, è il minimo che possiamo augurarci affinché qualcuno alzi la voce e metta i nostri politici davanti alle loro (ir)responsabilità. Perché in ogni campo, a partire dai nostri rapporti più stretti, quelli famigliari, quello che si chiede a ciascuno di noi è il rispetto e il senso di responsabilità nei confronti degli altri. E proprio su questo elemento si misura il grado di rispettabilità e di fiducia nei nostri confronti.
Chiedere, dunque, il rispetto verso i cittadini che pretendono di rappresentare è il minimo che possiamo pretendere da una classe politica che ha superato ogni limite di decenza e invece di raddoppiare impegno e partecipazione pensano solo a raddoppiare i propri emolumenti.
Sabato 7 maggio 2011 alle 10:08:49
SALVATORE DI CICCO
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