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Il sabato del Miraggio - La voce del silenzio

di Salvatore Di Cicco

- Il segno comune e costante del nostro tempo sembra essere oggi quel rumore di fondo che avvolge non solo la vita sociale ma anche la vita individuale. Rumore che si avverte ad ogni passo, in ogni momento della giornata. Se il traffico tormenta lo scorrere del tempo nelle città (e non solo di quelle grandi) anche nelle campagne si fa fatica a trovare momenti di vero silenzio. Ormai, dovunque ci si trovi si ha l’impressione di non dover (o poter) rinunciare ai rumori di fondo, a quelli che ormai fanno la colonna sonora della nostra vita.
Sarà un bene o sarà un male? Ognuno cerca e trova la risposta per sé ma quel che rimane, per tutti, è quel senso di estraniamento dalla vita sociale che proprio quel rumore di fondo vorrebbe coagulare intorno a sé. La vita sociale, infatti, è ormai relegata in una specie di “riserva indiana” nella quale si cerca di realizzare lo scambio delle idee che però si fermano sul limitare di quello spazio e non vanno oltre, non penetrano negli strati più ampi della comunità.
Succede, così, che ogni piccolo gruppo concentra in sé attenzioni e riflessioni e diventa sempre più autoreferenziale. Non si attiva lo scambio fra o vari strati della società e ciascuno di noi paga con l’individualismo e con la solitudine questo continuo e costante allontanamento dalla pratica sociale.
Ma dove nasce questo stato di apatico abbandono alla deriva sociale?
Difficile trovare una risposta certa ma sicuramente una delle cause può essere rintracciata nell’uso improprio delle conquiste della tecnica, in particolare quelle che riguardano la riproduzione dei suoni e delle immagini. Tutti avevano salutato come una grande rivoluzione (anche sociale) l’invenzione prima del fonografo, poi dei giradischi e dei registratori, per non parlare della radio e della televisione. Ma l’arrivo degli ultimi ritrovati del progresso tecnologico (vedi l’Ipod e l’Ipad) sembrano aver definitivamente posto una pietra tombale sui rapporti sociali. L’ascolto della musica, che un tempo era una delle occasioni principali di incontro tra i singoli, è diventato il momento di massimo estraniamento della persona dal contesto sociale. Il godimento individuale non trova più il terreno comune per scambiare impressioni, giudizi e propositi che possano incidere nella vita della società nel suo complesso. Ci ritroviamo così di fronte a situazioni che un tempo avrebbero dato vita a vere e proprie rivoluzioni e che oggi, invece, lasciano soltanto vaghe sensazioni di disagio e nulla più.
La crisi globale che stiamo vivendo nasce dal tonfo del sistema bancario. Ebbene, di fronte a questo scenario cosa è successo??Nulla. Gli Stati hanno cercato di porvi rimedio ma senza “punire” i colpevoli, anzi, rafforzandone il potere. E noi, i singoli cittadini del mondo, come abbiamo reagito? Divertendoci, in parte, a seguire le vicende di quel grande “romanzo popolare” che è diventata la politica e (in gran parte) ad ascoltare musica con l’Ipod, sempre più presi dal rumore di fondo della nostra vita.
Sabato 21 maggio 2011 alle 10:07:33
SALVATORE DI CICCO
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