Il sabato del Miraggio - La colpa è sempre degli altri
di Salvatore Di Cicco
- Sono anni, ormai, che parliamo di crisi. Hanno cominciato in America e poi, trasportata dal vento della globalizzazione, è arrivata anche da noi. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Ci si affanna a trovare una soluzione qualsiasi ma non sembra facile venir fuori da questo pantano creato non solo dal nostro benessere, ma anche dalla nostra pigrizia mentale, cioè dall’incapacità di guardarci allo specchio e ammettere che le colpe non sono sempre degli altri ma sono anche degli altri.
Sì, perché abbiamo la sensazione che proprio qui stia il punto. Gli errori degli altri (politici, economisti, comunicatori) sono sicuramente al primo posto della classifica delle colpe di questa situazione infinita ma non sarà anche vero che a queste colpe si aggiungono (meglio, si sovrappongono) quelle individuali, di ciascuno di noi, per non aver fatto abbastanza per evitare una scivolata dalle dimensioni planetarie?
Qualcuno, per la verità, ci aveva ammonito dicendo che?la società dei consumi e del capitalismo sfrenato (specie quello finanziario) prima o poi dovrà fermarsi a riflettere sulle proprie esagerazioni. Le risorse della terra, aggiungevano, non sono infinite e l’aumento della popolazione del globo non farà altro che accelerare il consumo di beni e risorse, a cominciare dalla terra stessa. E noi, cosa abbiamo fatto? Abbiamo continuato a comprare, a consumare, egoisticamente concentrati sui nostri piaceri individuali, dimenticando (o facendo finta di dimenticare) che prima o poi avremmo pagato quel nostro disinteresse non solo nei confronti di chi stava peggio ma anche verso noi stessi, destinati a fare i conti con le inevitabili conseguenze dei nostri comportamenti.
Questo, dunque, il punto su cui riflettere. Aspettare o aspettarci che qualcun altro risolva i nostri problemi è una pia illusione per il semplice fatto che gli altri sono come noi, sono lo specchio di noi stessi, con i nostri difetti ed i nostri limiti. Dobbiamo perciò realizzare che la questione da risolvere a monte è quella del consumo sconsiderato di prodotti di cui si potrebbe e si dovrebbe approfittare per capire, una volta per tutte, che dobbiamo essere noi, in prima persona, a guidare la riscossa per una vita migliore. Cominciando a capire, appunto, che la qualità della vità non coincide necessariamente con la quantità delle cose comprate, usate e buttate tra i rifiuti. La qualità della vita, della nostra vita, dipende anche dalla vita degli altri e quindi dalle necessità che non sono solo individuali ma sociali. Pensiamo, per esempio, al grande problema dei rifiuti da smaltire. A parte il fatto che si tratta di un problema che potrebbe ribaltarsi in una serie di opportunità di lavoro e di minor consumo di materie prime, e fare a meno insieme alla questione dei contenitori che invadono prima le nostre case e poi le discariche.
Insomma, tutti i problemi della nostra società (da quelli del consumo a quelli della salute) andrebbero sì affrontati come questioni sociali che coinvolgono tutti ma solo se tutti concorrono alla loro soluzione con un piccolo sacrificio. Ma questa parola, purtroppo, fa paura a tanti.
Sabato 1 ottobre 2011 alle 10:09:52
SALVATORE DI CICCO
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