Il sabato del Miraggio - Il mondo che cambia
- Tunisia, Egitto e Libia sembrano le avanguardie di quel processo inarrestabile e irreversibile che da tempo propone al mondo una bandiera sola, quella della libertà. Sembra una banalità eppure, a pensarci bene, si tratta di eventi che, al di là delle loro conseguenze politiche e sociali, stanno cambiando il modo di pensare, e quindi di agire, di interi popoli. Non dimentichiamo, per esempio, quello che accadde oltre vent’anni fa, quando la caduta del muro di Berlino aprì la strada a una serie di fratture politiche (basta pensare alla scomparsa dell’Unione Sovietica) e alla nascita di alcuni stati che per decenni erano rimasti schiavi del potere comunista. Un potere che nel nome del popolo aveva commesso crimini orrendi.
Non vogliamo, qui, fare un esame geopolitico che ci porterebbe lontano. Vogliamo invece fare solo una riflessione di natura sociale che vuol andare al nocciolo della questione.
Ebbene, ogni volta che siamo di fronte ad eventi di questo tipo sentiamo parlare di personaggi (dittatori, uomini forti, gente piena di fascino e di carisma) che vanno alla conquista del potere sempre in nome del popolo e nel nome del popolo impongono per legge tutto ciò che, col tempo, si scopre essere uso del potere in funzione dell’utile privato.
Ma come mai, ci chiediamo, soltanto “dopo”, quando il tiranno di turno è caduto, ci si affanna a denigrarlo mentre fino a qualche tempo prima lo si accettava giustificando tutto e tutti per supposti interessi nazionali?
Perché non si capisce che ogni vantaggio può trasformarsi in un pesante boomerang quando cambia il vento?
Non sono domande ingenue, queste, volte come sono a cercare di capire se e perché ci si può muovere in un’ottica diversa da quella dell’utilità immediata. Bisognerebbe, cioè, riflettere attentamente sulle strategie da adottare quando si innestano rapporti politico-economici con paesi a rischio come quelli dell’Africa settentrionale. Sarebbe utile, quanto meno, proporre, a fronte delle necessità energetiche, una gamma di prodotti e conoscenze per evitare ricatti e dare alla nostra azione una patente di inattaccabilità sul piano politico e commerciale.
Certo, stiamo parlando, di “politica” ad ampio raggio e questo non è il nostro campo. Quando però un esponente del governo, per giustificare il ritardo con il quale ci si aspettava una presa di posizione netta di fronte agli eventi di Tripoli, non trova altro da dire se non che “gli avvenimenti ci hanno colto di sorpresa”, si ha la netta sensazione che i nostri rappresentanti non meritano la fiducia che riponiamo in loro. Ci sono momenti, invece, in cui sarebbe necessario, anzi indispensabile, una presa di posizione più netta e forte.
Qui non si tratta di criticare questo o quello per singole prese di posizione. Si tratta invece di mettere sul tavolo tutto l’armamentario che ci hanno messo a disposizione uomini e donne che hanno fatto la storia. Sacrifici e rinunce sono stati per chi ci ha preceduto il carburante indispensabile per le conquiste di liberà. Questo non dobbiamo mai dimenticare per non dimenticare che noi siamo il loro futuro.
Sabato 5 marzo 2011 alle 13:42:48
SALVATORE DI CICCO
© RIPRODUZIONE RISERVATA