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Il ponte dei sospiri

di Salvatore Di Cicco

- Quello della Colombiera rischia di diventare il 'ponte dei sospiri'. Il crollo dovuto all’alluvione non ha solo interrotto le comunicazioni tra una sponda e l’altra del fiume Magra ma anche quelle tra cittadini e amministratori. Su tutto, però, sembra aleggiare la mancanza di idee, oltre che di risorse. Non si è trattato di una emergenza improvvisa perché la prima alluvione c’era stata tre anni fa... Poi, l’anno scorso, la replica. Molti hanno chiesto, implorato di fare qualcosa ma nulla è stato fatto. Cosicché si è arrivati al terzo evento, quello che ha cancellato il ponte della Colombiera...

Anche qui, dunque, non si potrà nascondere che c’è stato qualcuno che non ha voluto sentire. Ora sembra di assistere a un vero e proprio funerale: quello delle responsabilità. Nessuno ha il coraggio di assumersene almeno una parte e il problema resta lì, irrisolto, a eterna memoria dell’incapacità umana di fronte a un problema che riguarda un’intera comunità ma anche chi, per motivi di lavoro e non solo, con quella comunità è in contatto.
Che il ponte sia da rifare ex novo è un fatto certo. Meno certi sono i tempi per la sua realizzazione. Il ponte provvisorio (il cosiddetto “ponte Bailey”) è saltato perché i piloni sono danneggiati. Si passerà quindi alla soluzione alternativa, quella del ponte “a cassoni” che darebbe una parvenza di normalità.

Ma resta il problema di una soluzione definitiva del problema. La mancanza di risorse va affrontato subito, prima che si trasformi nel paravento di ritardi e inefficienze. Bisogna, insomma, che qualcuno riesca a partorire un’idea per aggirare questi ostacoli. Nascondersi dietro i tempi biblici della burocrazia potrebbe servire a chiamarsi fuori dalla questione e questo diventerebbe una colpa grave nei confronti dei cittadini che aspettano una risposta adeguata alle loro esigenze. Oggi, invece, siamo davanti ad un paesaggio piuttosto avvilente, per non dire squallido. Nessuno sa nulla, nessuno prospetta una soluzione, nessuno sa dire se e quando si potrà tornare alla normalità. E in questo quadro desolante la gente comune, quella che sente sulla propria pelle le conseguenze di un disastro annunciato, non sa più dove guardare, a chi rivolgersi.

La costruzione del nuovo ponte e la sistemazione del territorio nel suo complesso vanno progettate e messe in opera con rapidità. L’impegno politico e il senso di responsabilità devono infatti essere al servizio della collettività altrimenti sono solo chiacchiere. E di chiacchiere la gente è stufa.
Andare da una sponda all’altra del Magra è una questione di vita (sei singoli e della collettività) dalla quale non si può prescindere. Per prima cosa, quindi, bisogna mettere sul tavolo le idee, anzi le idee migliori. Poi bisogna proporre e sostenere le opere da realizzare. Infine, affrontare il problema più spinoso, quello delle risorse, con realismo, magari coinvolgendo la collettività e dimenticando politica e burocrazia, guardando avanti con coraggio e decisione. Allora il ponte dei sospiri tornerebbe ad essere il passaggio obbligato verso gli altri e verso un futuro più sereno.
Sabato 4 febbraio 2012 alle 10:00:02
SALVATORE DI CICCO
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