Il nostro calendario
- Comincia un altro anno e tutti sperano che sia meglio di quello che l’ha preceduto. Ma, intanto, siamo circondati, ancora una volta dai mille calendari che, per un motivo o per l’altro, ci vogliono ricordare che oltre alla nostra esistono altre realtà, più o meno allegre, di cui sarebbe il caso di ricordarsi. Arrivano da tutte le parti e nella maggior parte dei casi vanno dritti al cuore. Servono per aiutare i bambini dell’Africa o quelli orfani dei genitori, per festeggiare quelli che giocano a calcio e quelli che non possono uscire di casa. Ci sono poi quelli che regalano immagini per camionisti o per solitari aficionados di bellezze senza limiti. Ma ci sono anche i calendari che qualcuno si fa in proprio per festeggiare il pargolo di turno o il gatto di famiglia. E tanti, tanti altri ancora che ogni categoria può vantare.
Insomma, la variegata offerta di calendari promette per tutti una parola buona, una speranza in più che il futuro sia migliore del passato. E tutti siamo portati a dimenticare il passato e guardare con ottimismo al futuro. Ma non perché il calendario (come il venditore di almanacchi di leopardiana memoria) ci debba riservare per forza qualcosa di positivo. Ognuno di noi, infatti, al di là del ripetersi degli stanchi riti di fine anno, ha il diritto-dovere di “progettare” il proprio futuro sulla base dell’esperienza e dell’evolversi della società che lo circonda.
Se oggi la Grande Crisi attanaglia un po’ tutti è anche vero che stiamo riscoprendo valori che sembravano persi o dimenticati, rendendoci conto che proprio certi valori danno senso e corpo alle nostre azioni quotidiane.
E allora, proprio in virtù di questa strana “coincidenza” tra pessimismo della ragione e ottimisno del cuore, possiamo e dobbiamo guardare al nostro futuro con uno sguardo più disincantato e pronto a ricevere nuovi stimoli e vecchi suggerimenti.
Non si tratta soltanto di far coincidere l’esperienza di chi ci ha preceduti con i nuovi valori della nostra realtà. Quello che forse mancava era proprio il confronto fra esperienze e generazioni differenti che adesso scoprono di poter dare e avere più di quanto si possa puntando solo sull’egoistica convinzione che tutto e tutti debbano girare intorno a noi.
Ci stiamo forse rendendo conto che tutti sono necessari ma nessuno è indispensabile e che, dunque, non possiamo fare a meno l’uno dell’altro. L’insegnamento che ci viene dalle ultime vicende “globali” suggerisce infatti di fare più attenzione alla reciproca necessità di utilizzare il bagaglio di informazioni e di esperienze di altri che non siano specchio delle nostre convinzioni.
Il calendario migliore, dunque, ce lo dobbiamo costruire giorno dopo giorno, facendo riferimento a quel “progetto di vita” che ognuno di noi ha dentro di sé. Un calendario che segni pure qualche data importante, basilare della propria vita ma che, nello stesso tempo, dia spazio alla fantasia e alla libertà d’inventare la vita un momento dopo l’altro. E se proprio non sappiamo dove guardare per capire dove andare, ricordiamoci della natura, che non sbaglia mai.
Sabato 1 gennaio 2011 alle 10:00:30
SALVATORE DI CICCO
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