Il Sabato del Miraggio - Libertà
di Salvatore Di Cicco
- Ce lo dimentichiamo troppo spesso. Eppure è (dovrebbe essere) la radice del nostro vivere civile. Qualcuno ce lo ricorda (è costretto a ricordarcelo) ogni volta che viene messa a repentaglio da poveri illusi che rischiano però di avere pericolosi adepti.
Libertà. Libertà di pensiero, innanzi tutto. Poi libertà di muoversi, agire e libertà di progettare il proprio futuro.
Sembrano cose normali, scontate, eppure vale la pena di rinfrescare la memoria. Fortunatamente, ci pensano anche i giovani, proprio quelli che sembravano più lontani, più sordi ai richiami degli adulti, cresciuti all’ombra di generazioni che hanno patito sulla propria pelle la mancanza della libertà ed hanno lottato per conquistarla contro nemici che uccidevano il fratello per mantener fede nelle proprie (distorte( illusioni di gioventù.
Quello che è successo con i referendum di giugno non è cosa da poco, anche se gli sconfitti hanno cercato di minimizzare l’esito di un evento “rivoluzionario”. Si è trattato, infatti, non solo di un successo elettorale nel quale è risultato determinante l’apporto delle giovani generazioni ma di una vera e propria presa di coscienza nella quale – diciamolo chiaramente – quasi nessuno avrebbe scommesso un euro. Perché??Perché i giovani sembravano addormentati, narcotizzati nei confronti dell’impegno politico, diretto o indiretto che fosse. Cosicché molti avevano ragione di credere che ci si stava avviando verso un periodo grigio, anzi scuro, per un paese come l’Italia che pure aveva la sua storia punteggiata di eventi grandi e piccoli sui quali aveva creato il suo presente.
La “rivoluzione”, dunque, per molti è giunta inaspettata ma a guardar bene le cose si scopre che una certa rabbia, una certa insofferenza, covava da tempo sotto la cenere di un apparente distacco dai fatti della vita pubblica.
Difficile rintracciare le origini di questa condizione giovanile. Certo è, però, che il benessere seguito agli annu del “boom” economico e alla rivoluzione industriale si è prima scontrato con la sensazione di abbondanza (da cui sono derivati comportamenti spesso autolesionistici) e poi con i primi accenni di crisi. Dover ridurre o addirittura cancellare consumi e abitudini ormai diventati abituali ha spinto le giovani generazioni a riflettere sul proprio presente e, ancor più, sul proprio futuro. Quando si è presentata l’occasione di esprimere la propria idea su temi come l’acqua e il nucleare, quindi, è scattata la molla di una partecipazione che sembrava relegata sui libri di storia. Gli anni della contestazione sono perciò tornati alla grande sul palcoscenico della vita sociale, veicolati da un mezzo “globale” come internet. La voce dei giovani, dunque, si è trasformata in un vero e proprio plebiscito che al di là dei colori politici ha portato alla ribalta la vera natura delle nuove geberazioni, cioè la consapevolezza di poter (e dover) essere protagonisti del proprio futuro.
Una lezione, questa, di cui gli adulti (e i politici in primis) non potranno non tener conto. Una lezione che deve far riflettere e far riflettere molto in fretta.
Sabato 9 luglio 2011 alle 10:03:29
SALVATORE DI CICCO
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