Il Sabato del Miraggio - La vita intorno ad un pallone
di Salvatore Di Cicco
- Sei a cena con degli amici e non passa molto che si comincia a parlare di calcio, meglio di Spezia. Passato e presente s’incrociano tra ricordi e testimonianze d’ogni tipo ma il filo conduttore rimane l’affetto, l’amore per una squadra, per una casacca che non scolorisce nel tempo e che rinnova nel tempo gioie e delusioni di sempre.
Tra una data e un nome mille sentimenti si accavallano a formare le stagioni di una vita. Così ti ritrovi a parlare di vittorie e di sconfitte che a volte sembrano incise sulla pelle, oltre che nella memoria e nel cuore del tifoso. Sono immagini che si aprono come lo schermo di una sala dove il cinema racconta emozioni in forma di storie, di sogni e di colori.
Eppure c’è un momento, in questi racconti fatti di pallone, in cui avverti una sensazione strana eppure chiara: quella di un tempo che passa e non passa mai, una specie di infinito rincorrersi tra sentimenti e sensazioni che fanno la vita di un uomo. Sembrerà accessivo ma fateci caso: al di là del proprio lavoro, delle proprie esperienze di vita, di qualsiasi relazione interpersonale, quella del pallone era e rimane per sempre uno dei punti centrali della propria esistenza.
Qualcuno dirà che una simile affermazione sarà eccessiva e invece, a guardar bene, non è così. Certo, ci sono nella vita cose più importanti e piùimpellenti a cui porre attenzione ma, non appena c’è un momento di rilassamento ecco venir fuori l’argomento per tutte le occasioni: il calcio.
Da bambino il piccolo tifoso è convinto che tutto il mondo ruoti intorno a quel pallone (e non a torto), anche perché il gioco è il miglior viatico per la crescita del piccolo uomo.
Poi, crescendo, continua ad avere il calcio come punto di riferimento, sia come occasione di pratica sportiva che come argomento di discussione con i compagni.
Ci si accorge, infine, che anche da adulti l’argomento si presta ad ogni occasione. Anche nei rapporti tra persone di un certto spessore, infatti, ci si ritrova a parlare un linguaggio comune e comprensibile a tutti. Chi mai sospetterebbe che un luminare della scienza o della medicina, dell’arte o della letteratura s’intrattiene amabilmente a parlare di pallone non solo come argomento passe-partout ma da buon intenditore e critico feroce?
Proprio questa appare la “scoperta” più sorprendente: il pallone continua a girare e rimbalzare in ogni ambiente, ad ogni livello, diventando perciò una specie di linguaggio universale che tutti possono capire e nel quale tutti, bene o male, possono esprimersi.
Non c’è bisogno di fare approfondite analisi psico-antropologiche per capire che al di là del bene e del male ragionare di pallone vuol dire entrare in un mondo che non ha pregiudizi e offre a chiunque la possibilità di dire la propria. Non è cosa da poco se pensiamo a quanti ostacoli negano questa opportunità. Sarà un argomento frivolo, il calcio, ma forse proprio per questo ci accomuna tutti.
Sabato 29 gennaio 2011 alle 10:04:49
SALVATORE DI CICCO
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