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Il Sabato del Miraggio - La noia e l'abbondanza

di Salvatore Di Cicco

- Parlare di noia in un’epoca “accelerata” come la nostra potrebbe sembrare un controsenso. Eppure, se ci fate caso, è proprio la noia il tratto distintivo di questo inizio del terzo millennio. Non perché non ci siano momenti di svago e di distrazione. Al contrario, ce ne sono fin troppi. Il fatto è che proprio quest’ansia di consumare tutto e subito, compreso il tempo libero, diventa il carburante involontario della noia, di quel particolare stato dell’anima che non trova pace nel mondo che ci circonda neanche quando il paesaggio offre il suo aspetto più bello.
L’habitat dell’uomo moderno sembra inadatto alla sua funzione principale, quella cioè di farlo sentire in armonia col mondo e con se stesso. Eppure tutto lascerebbe pensare che intorno a lui c’è tutto quello che potrebbe e dovrebbe servirgli a questo scopo. Evidentemente c’è qualcosa che non si vede e che incide in maniera negativa sullo spirito dell’uomo e sul suo equilibrio interiore.
Se pensiamo ai giovani è troppo facile trovare una spiegazione in proposito: il ragazzo che si affaccia alla vita vuole scoprire ciò che non conosce e trova nella curiosità il movente ai suoi eccessi e comunque al suo desiderio di vedere da vicino ciò che non conosce.
Più difficile, invece, capire dove nasce e come si manifesta uno stato di insoddisfazione tanto sfuggente quanto difficile da affrontare e risolvere.
Per giovani e meno giovani, comunque, il problema si pone con la stessa sottile perfidia che, non essendo addebitabile a nessuno, lascia segni a volte indelebili nell’essere umano già alle prese con altre urgenze più impellenti.
A pensarci bene, poi, l’argomento noia non è neppure tanto recente, anzi affonda nel tempo antico (quello greco) anche se si esalta nell’ottocento con poeti come Baudelaire. Ma lì si trattava di una condizione scaturita dalle premesse cultutali dei personaggi, mentre oggi la noia nasce più probabilmente dall’accumularsi di stimoli esterni che mettono il singolo in condizioni di estraniamento dalla realtà. Si sentono infatti ripetere frasi di questo tipo:?“Ma come, con tutto quello che ha, con tutte le possibilità che ha...!” e così via, senza riflettere che, appunto, non sono tanto le “cose” che si hanno ma l’equilibrio interiore a creare il giusto dosaggio per affrontare gli ostacoli della vita.
Ma proprio in questo dilemma sta forse il nocciolo della questione. Se, infatti, nonostante il benessere (o, forse, proprio a causa del benessere) si creano continuamente questi “vuoti d’aria” in cui sprofonda l’uomo del duemila, probabilmente bisognerà rivedere il concetto stesso di benessere. Eh sì, perché se il benessere s’intende soltanto come quantità di beni e servizi di cui disporre, lo stesso livellamento in questa direzione procura inevitabilmente stati di ansia e di insoddisfazione.
L’abbondanza, quindi, non vuol dire appagamento dei propri bisogni. Dopo aver soddisfatto quelli primari, secondari e voluttuari, molti, superato il terzo livello, hanno perso la bussola e non sanno neppure più dove andare. Per loro sarà inevitabile avere la noia come compagna di viaggio.
Sabato 15 ottobre 2011 alle 10:02:21
SALVATORE DI CICCO
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