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Il Sabato del Miraggio - La Venere desnuda

- Il fascino di luoghi come Lerici o Portovenere, Tellaro o le Cinque Terre, non si può quantificare e proprio per questo non si può (e non si deve) barattare con presunti vantaggi per la comunità. La storia lontana e recente della Spezia ci ha però abituato a non illuderci troppo. È successo con l’area ex IP, è successo con il Centro Kennedy, sta succedendo con il Porto e così via.
Ma quello che è successo alla Venere Azzurra ha dell’incredibile. Un luogo della memoria, prima ancora che un luogo di fascino. Era già stato abbastanza “toccato” con la costruzione della piscina e del megaparcheggio, ma pensare di costruire un albergo nel bel mezzo di una collina tra le più affascinanti della costa spezzina è stata un’idea davvero unica, irripetibile. E proprio per questo non ci hanno pensato due volte:?una colata di cemento e tutto il resto sarebbe rimasto nelle cartoline di un tempo, buone per qualche calendario degli anni tremila.
Eppure, anche il più distratto si era accorto da subito che quel pugno nell’occhio avrebbe dovuto essere evitato a un paesaggio che vive e respira proprio per i tratti di quella “bellezza selvaggia” che in passato ha fatto approdare da quelle parti fior di artisti e scrittori, soprattutto inglesi. Insomma, non era sufficiente accontentarsi di un turismo che poteva comunque contare su una clientela costante e di buona qualità. No, bisognava fare un “salto di qualità” (?) e ci siamo ritrovati, in un sol colpo con la natura violata e stravolta, un paesaggio distrutto e un’opera, per di più, lasciata a metà.
Ancora una volta, dunque, la voce del padrone (che per qualcuno è una sirena, per altri il segno dei tempi) ha vinto su quella della gente, quella che troppo spesso assiste senza poter far nulla a spettacoli davvero indegni di un popolo civile. Ha vinto ma non ha vinto. Non solo perché, dopo tanto dire, spiegare, promettere e giustificare, le cose sono al punto di prima, ma perché al danno si è unita la beffa. L’immagine del paesaggio (vero patrimonio di tutti) è stata deturpata in modo irrimediabile e dal mare di promesse è scaturito un oceano di delusioni.
Quello che però più di tutto colpisce, in casi come questo, è la totale irresponsabilità di chi ha avuto la geniale idea di ferire a morte la collina della Venere Azzurra senza preoccuparsi di consegnare alla collettività un “mostro” che dovrebbe per questo trasformarsi in incubo per chi l’ha voluto.
Ma anche la comunità ha le sue colpe. Per non aver fatto di più per impedire quello scempio. Parlarne ora, sull’onda emozionale delle vicende legate alla rinuncia di chi stava costruendo, diventa quanto meno inutile. Perché il danno è stato fatto e tutt’al più si dovrebbe parlare solo e soltanto di come fare per ridare alla Natura quel che le è stato tolto (e non è poco). Ma soprattutto perché si mettano le persone davanti alle proprie responsabilità. Perché nel nostro paese quello che manca non è soltanto il senso etico ma il senso di responsabilità verso tutto e verso tutti.
Sabato 11 dicembre 2010 alle 10:04:29
SALVATORE DI CICCO
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