Il Sabato del Miraggio - Inversione di tendenza
- Il clima natalizio stempera i problemi di sempre e in qualche caso li fa dimenticare. La tredicesima aiuta a tirare il fiato ma per molti la crisi continua a lasciare segni troppo evidenti per far finta di niente. Sono pochi (i soliti ricchi, sempre più ricchi) coloro che riescono a farla franca.
Si lamentano un po’ tutti, soprattutto i commercianti. Gli affari non tirano più come un tempo, alcuni sono costretti a chiudere i battenti. Danno la colpa alla grande distribuzione, alla mancanza dei parchegi in centro e così via di seguito. Ma si lamentano anche i produttori, che pure si danno da fare per cercare alternative per non uscire dal mercato.
Quello che però non pare ancora chiaro è che la crisi sta cambiando totalmente le abitudini della gente, che al di là della ridotta capacità di spesa del proprio bilancio sembra essere giunta a un punto di svolta, cioè al cambio epocale di fronte al processo di globalizzazione che in passato usavamo chiamare col termine di consumismo. Un processo non di involuzione sembra infatti coinvolgere un po’ tutti. E questo, di per sé, non sarebbe un male. La sfrenata corsa all’acquisto di beni e servizi non sempre necessari e indispensabili sembrava infatti un atteggiamento insensato e senza una logica psicologicamente valida. Cosa è successo, allora, in questo processo di ineluttabile corsa verso il nulla?
Probabilmente è successo che, costretti a fare di necessità virtù, molti si siano chiesti se non era il caso di fare una “pausa di riflessione” in quel processo che sembrava portare tropo oltre le giuste esigenze suggerite dal progresso e da una condizione economica nettamente migliore rispetto a quella di cui aveva potuto godere la generazione dei padri, quella uscita con le ossa rotte dagli eventi bellici e impegnati a rimettere insieme i cocci di una vita individuale e sociale andata quasi del tutto distrutta.
Oggi, dunque, potrenno dire che oltre alle conseguenze della crisi economica mondiale (dalla quale siamo certi che in qualche modo verremo fuori) ci troviamo di fronte ad un nuovo atteggiamento mentale e psicologico che in qualche modo ci impedisce di tornare alle vecchie abitudini. Vogliamo cioè dire che molti di noi si pongono domande che non si erano mai poste prima e prima di spendere ci ripensano un po’, anzi parecchio, prima di mettere mano al portafoglio. Si spende con più acume, oltre che con parsimonia, perché si ha come l’impressione di esagerare di fronte ad esigenze che una volta erano considerate ineludibili e che oggi appaiono molto meno importanti. Un vestito o un paio di scarpe, per fare degli esempi, qualche anno fa si acquistavano a prescindere dalla necessità e magari per seguire la moda. Oggi ci si accorge che non tutto è indispensabile e che le spese possono essere fatte con un’ottica diversa. Di qui una serie di ridimensionamenti che coinvolge il mercato su tutti i fronti e, di conseguenza, l’uomo del nuovo millennio. Un uomo non più travolto dall’ubriacatura del consumismo e forzatamente approdato ad un più consapevole senso delle proporzioni.
Sabato 18 dicembre 2010 alle 10:02:30
SALVATORE DI CICCO
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