Il Sabato del Miraggio - Il tempo
di Salvatore Di Cicco
- Ci accompagna dal primo all’ultimo giorno. Ne parliamo bene o male, a seconda delle situazioni, ma ne parliamo sempre. Il tempo che manca e quello che avanza. Il tempo passato e quello presente, che si proietta poi in quello futuro. Il tempo dei ricordi e quello delle speranze. Il tempo che non basta mai e quello che non passa. Il tempo che misuriamo e quello che non ha tempo.
Insomma, un’ossessione. Soprattutto perché c’è ma non lo vediamo, ne abbiamo bisogno ma a volte ci tradisce. C’è chi non ne può fare a meno e chi se ne frega ma per tutti è qualcosa con cui fare i conti. Conti veri e conti imaginari ma sempre motivo di confronto, di valutazione, per non dire di decisioni. Quante volte abbiamo detto (o abbiamo sentito dire):?“Che coincidenza! Pensa: se fossi arrivato un minuto prima o un minuto dopo...!” Un treno o un aereo perso per caso, l’incidente evitato (o non evitato), la fortuna e la sfortuna che si materializzano nei casi della vita.
Tutto riconducibile al tempo. Ma il tempo siamo noi, con le nostre decisioni e le nostre certezze ma anche con le nostre incertezze e le mancate decisioni.
Il rapporto con il tempo diventa quindi un rapporto con noi stessi e tutti sappiamo che le cose più incoffessabili sono quelle che ci rifiutiamo di confessare prima di tutti a noi stessi. Allora ne abbiamo paura e per paura decidiamo di cancellarle dalla nostra memoria.
Ma la memoria non cancella nulla e prima o poi certe cose tornano, in forma di sogni o di incubi, sicché non possiamo sfuggire a noi stessi e al tempo che ci avvolge come in una nuvola trasparente.
Riflettere sul tempo significa perciò riflettere su noi stessi, sulle nostre capacità ma anche sui nostri limiti. Questo, forse, è l’aspetto più importante. Perché diamo per scontato che il nostro tempo (cioè la nostra vita) sia una variabile costante e immutabile dalla quale si può prescindere. Eppure sappiamo che non è così perché ad ogni ostacolo, ad ogni contrattempo, scopriamo la nostra fragilità e comunque la nostra interdipendenza dai fatti esterni, a cominciare dai comportamenti della natura, per non parlare dei rapporti con gli altri esseri umani.
Da questo intreccio di rapporti e sentimenti scaturisce tutto quel che noi chiamiamo vita. E tutto questo, poi, si condensa proprio nella parola tempo, tornando quindi da da dove eravamo partiti. Allora sono guai perché davanti al tempo che non avevamo considerato a sufficienza (ma che anzi avevamo rifiutato come limite fastidioso al nostro agire) non possiamo più girare lo sguardo da un’altra parte. Fare i conti con se stessi diventa a quel punto inevitabile e ancor più fastidioso (per non dire peggio) perché ci troviamo in una condizione mentale assolutamente imprevista e perciò non facilmente gestibile.
Eppure, proprio in questa condizione di fragilità molto spesso l’uomo ritrova l’essenza della sua forza, quella forza che lo lega alla terra da cui proviene e a cui potrà ancora attingere per continuare a sperare. Questa volta senza rifiutare i suoi limiti ma proprio per questo più libero.
Sabato 29 ottobre 2011 alle 10:01:53
SALVATORE DI CICCO
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