Il Sabato del Miraggio - Il calcio e la città
di Salvatore Di Cicco
- L’estate è tempo di vacanza e di riposo ma c’è un mondo, quello del pallone, che proprio sotto la canicola accelera i suoi battiti in vista della nuova stagione e nella speranza di raggiungere obiettivi più ambiziosi.
Lo Spezia non fa eccezione a questa regola e, anzi, sembra più di tante altre realtà in fibrillazione perché sembra giunto il momento di una svolta epocale della sua storia. Dove voglia e possa arrivare lo dirà il prossimo campionato. Non ci si nasconde più dietro le parole e il presidente Volpi ha detto chiaro e tondo quali sono le ambizioni (sue personali e della società), mettendo le persone giuste al posto giusto e dando a ciascuno la responsabilità del proprio compito. Non è cosa da poco in un ambiente spesso attraversato da una sensazione di superficialità e pressapochismo, per non dire di quel sottobosco che produce scarsa onestà e, di tanto in tanto, corruzione e simili.
In questo come in altri aspetti della vita sociale l’attesa di un “rinascimento” sul piano etico prima che sportivo si percepisce come uno di quegli obiettivi principali per pensare ad un futuro le cui fondamenta possano garantire solidità alle generazioni che si affacciano alla vita.
Lo sport, quindi, come sinonimo di convivenza sociale e specchio di vizi e virtù dei singoli e della collettività. Finora, per la verità, non abbiamo avuto da stare molto allegri ma bene o male un po’ di pulizia è stata fatta.
Il calcio, dunque, anche alla Spezia ha l’opportunità per dare un’altra ulteriore svolta al suo modo di essere e al suo essere punto di riferimento per tanti giovani. Dentro e fuori del campo, infatti, si rappresenta ogni domenica lo spettacolo della vita, sicché l’esempio, per i giovani, diventa una occasione utile o pericolosa (a seconda dei casi) in vista di altri comportamenti che a volte rischiano di superare il limite di guardia ma a volte, anche, rappresentano in positivo il meglio di una generazione.
Se questo vale dappertutto, ancor più vale per La Spezia, una città che pure non sembra viaggiare su una brutta china ma che ha bisogno comunque di buoni esempi per non inciampare e non deviare pericolosamente.
Ma la città – che non vive certo un momento di euforia economica – ha il dovere di andare incontro alle attese degli sportivi per capire che il calcio può e deve entrare a far parte della comunità anche in termini economici. Non ci vuole molto a capire quali potrebbero essere le ricadute per una città che approdasse a platee calcistiche di rilievo. E non solo per i risultati più immediati (quelli legati al singolo avvenimento sportivo). Basterebbe pensare a quel mercato turistico di cui spesso si parla a vuoto ma che, trainato dal calcio, avrebbe la possibilità di raggiungere finalmente quelle posizioni degne di un territorio che proprio a questo può e deve affidare le speranze del proprio riscatto economico e sociale.
Un binomio da non sottovalutare, quindi. Lo Spezia e La Spezia sono in grado di dare il giusto rilievo e il meritato rilancio a quel Golfo che solo i poeti hanno saputo cantare e che proprio ai poeti deve il suo nome.
Sabato 23 luglio 2011 alle 10:14:09
FABIO LUGARINI
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