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Il Sabato del Miraggio - Chi la fa l'aspetti

di Salvatore Di Cicco

- La crisi mondiale che stiamo attraversando sembra aver sconvolto non solo i progetti economico-finanziari dei paesi ricchi ma anche le certezze etico-politiche che stavano dietro a quei progetti, dietro a quella filosofia (detta in soldoni capitalismo) che nell’ultimo secolo aveva avvolto il mondo occidentale nelle sue spire creando quel processo chiamato globalizzazione.
Appare quanto meno strano che il mondo del capitale – quello che, appunto, mette la finanza al primo posto nelle proprie ambizioni individuali e collettive – si ritrovi a fare i conti con i propri eccessi, con le proprie smodate ambizioni che col tempo hanno coinvolto, purtroppo, anche coloro che non avevano intenzione di cedere alle sirene del mondo della finanza.
Ci vorrà tempo per capire come e dove il meccanismo del denaro facile (o finto) si sia inceppato. La sensazione che il paese del bengodi non fosse proprio a portata di mano (e di tasca) per utti coloro che avevano fatto dell’abbondanza (e dello spreco) una regola di vita, anzi un’abitudine di vita quotidiana.
In pratica, il mondo della finanza ha preso in mano le redini dell’economia, dettando temi e tempi basati più sulla speculazione che sulla produzioni di beni e sul lavoro (e quindi nel rispetto per l’uomo e le sue esigenze). Un mondo che così facendo si è avvitato su se stesso e ora non riesce a trovare il bandolo della matassa perché si tratta di una matassa troppo ingarbugliata nella quale si trova avviluppato proprio quel mondo che l’ha provocato.
Ma la cosa più strabiliante è che, di fronte a questa situazione difficile e cruciale per le sorti del mondo occidentale, c’è uno spettatore interessato che per anni aveva rifiutato le offerte delle società capitalistiche e che oggi, pur mantenendo un orgoglioso distacco “politico” dal mondo occidentale, si rtitrova addirittura ad essere uno dei maggiori creditori di quel mondo da sempre aborrito. Stiamo parlando della Cina, un paese che nel tempo ha saputo carpire i segreti del mondo capitalistico, diventando a sua volta una delle potenze economiche più pericolose per l’Occidente, con cui peraltro intrattiene da tempo rapporti economici senza cedere sul piano dei valori etici e politici.
Sarà anche vero che le condizioni di vita e di lavoro di molti cinesi sono tutt’altro che invidiabili ma è pur vero che l’immenso paese orientale ha conquistato una posizione di tutto rispetto nel mondo globalizzato in cui viviamo.
Questa apparente contraddizione tra mondo arretrato basato su fondamenta etico-politiche e moderno paese lanciato verso un inarrestabile processo di occidentalizzazione senza limiti può trovare spiegazione nella “cabina di pilotaggio” della politica cinese, che progetta e realizza una realtà in cui l’uomo conta poco ma è anche vero che il “realismo cinese” non ha nulla da imparare dalla sfrontatezza del mondo capitalistico occidentale. Il che vuol dire, in parole povere, che nessuno può scagliare la prima pietra prima di aver ripulito il cortile di casa propria, ingombra di rifiuti maleodoranti a cui nessuno si abituerà mai.

Salvatore Di Cicco
Sabato 17 settembre 2011 alle 10:00:26
SALVATORE DI CICCO
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