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I colori della Pace

- Gli scontri politici tra maggioranza e opposizione, a tutti i livelli, aiutano a capire (ma a volta anche a non capire) l’essenza delle cose. Dal Parlamento di Roma a quello regionale, dal Consiglio Provinciale a quello comunale la storia si ripete, con esiti che a volte sfiorano il parossistico.
Prendiamo, ad esempio, la vicenda della bandiera della pace esposta alle finestre del Palazzo Civico della Spezia. La sua apparizione ha fatto infuriare le opposizioni, che si appellano alle leggi vigenti per porre fine allo “scandalo” di quella ostentata adesione al movimento pacifista mondiale. Quelli che aderiscono al partito “del fare” sembrano quindi aver abdicato, almeno per un momento, alla più leggera contestazione dell’avversario, facendosi paladini della legge, la stessa legge che, per antonomasia, è o dovrebbe essere uguale per tutti, viene dileggiata, osteggiata e messa in dubbio ad ogni pie’ sospinto, non solo per interesse di parte ma addirittura per interessi personali. Ma qui non vogliamo fare politica, ce ne guarderemmo bene. Vogliamo soltanto
stigmatizzare un attegiamento che ha tutta l’aria di una messinscena volta a mettere in dubbio le capacità politiche dell’avversario ma che, al contrario, sembra invece mettere a nudo una sensazione di invidia e di impotenza che sparirebbero soltanto se, miracolosamente, i suddetti oppositori si ritrovassero al comando dell’amministrazione comunale. Ben altri, infatti, potrebbero essere gli argomenti da portare come critica all’operato del sindaco e dei suoi amici di maggioranza. Questo, francamente, non regge perché il tema della pace non è un tema scontato. Potremmo parafrare i versi di un poeta dicendo che “la guerra si sconta vivendo in pace” e
cercando di rafforzare quell’idea ogni volta che certe situazioni sembrano metterla in pericolo.
La bandiera della pace, insomma, non può e non deve avere avversari e tanto meno nemici ma di fronte a uno spettacolo avvilente come quello offerto dai consiglieri di minoranza del Comune della Spezia viene da riflettere sulle capacità non solo amministrative ma anche di buon denso e di sano realismo di certi personaggi. Del resto, la mancanza di buon senso, oltre che di senso dell’umorismo, fa di quella parte politica una riserva (del tutto legittima ma destinata, appunto a
rimanere tale) nella quale sono liberi di scorrazzare i fedeli e gli adepti di una religionela cui divinità si stenta a rintracciare fra gli umani. Vedere sventolare la bandiera della pace dovrebbe invece essere un piacere condiviso nel quale ritrovare i tratti comuni di una specie – quella umana, alla quale apparteniamo tutti: benpensanti, malpensanti e non-pensanti che bene o male ha lasciato segni di civiltà su ogni lembo di terra emersa. Per questo sarebbe più logico, in certi casi, prima di tutto evitare sceneggiate che hanno un sapore di antico, anzi di antiquariato senza valore, e pensare invece di aprire gli occhi su pratiche e percorsi che non tengano conto del reale bene comune. Se così fosse, infatti, non solo si eviterebbe di chiedere i “domiciliari” per la bandiera della pace ma, anzi, sarebbe quella l’occasione migliore per sventolarla.
Sabato 11 giugno 2011 alle 10:15:52
SALVATORE DI CICCO
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