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Guardarsi allo specchio

di Salvatore Di Cicco

- La crisi economica che attraversiamo sembra giunta ai limiti di una specie di “zona rossa” che non permette certo di stare molto tranquilli e soprattutto impedisce di fare progetti a lunga gittata.
Eppure, una situazione come questa sembra fatta apposta acuire l’ingegno di chi si era troppo adagiato sugli allori e dava per scontato il tenore di vita raggiunto.
Non è da oggi, per la verità, che i sintomi di un malessere crescente si manifestano con scricchiolii di incertezza crescente, penalizzando ovviamente le classi meno abbienti ma mettendo sull’avviso la società nel suo complesso.

Ora ci accorgiamo che anche le classi medie, quelle che formano il tessuto connettivo del paese, rischiano di finire nel vortice di una crisi che fa tremare i polsi. Proprio quel ceto medio, infatti, è il più allarmato perché vede messo in dubbio non solo il benessere economico ma anche le conquiste sociali che sembravano acquisite per sempre.
Il ceto medio, diventa pertanto la cartina di tornasole della condizione generale del paese. Al di là delle disuguaglianze geografiche, infatti, si avverte una diffusa sensazione di fragilità rispetto al “modello” sociale ed economico al quale finora si è fatto riferimento. Le decisioni del nuovo governo hanno ulteriormente certificato un malessere che si allarga sempre più perché alle difficoltà precedenti si sono aggiunti i sacrifici chiesti per salvare la baracca Italia. E non ci consola il fatto che gli altri non stanno meglio.

Oggi bisogna fare i conti con noi stessi e dimostrare che è possibile venir fuori dal tunnel con le nostre forze. Qui può esserci la svolta, che in parte c’è già stata. Ci riferiamo alla presa di coscienza, da parte dei politici, di non essere in grado di risolvere i problemi strutturali, soffocati dai loro interessi personali e di bottega (cioè di partito) e incapaci di un cambio di passo indispensabile per guardare con ottimismo al futuro del paese.
Il nuovo governo, libero da questi legami, probabilmente riuscirà non solo a risolvere i problemi economici di maggior rilievo ma anche a dare le indicazioni necessarie per chi lo sostituirà nel giro di un paio d’anni.

In questo frangente, quindi, molti potranno e dovranno fare di necessità virtù, riflettendo sulle false promesse e sulle reali capacità dei singoli e della collettività di farsi carico dell’interesse generale. Lasciamo ai politici questo compito non secondario ma guardiamo intanto a quello che noi possiamo fare in vista di una “nuova” epoca, quella del responsabilità e del senso dello stato. Perché dare sempre colpa agli altri serve solo a produrre inutili polemiche senza sbocchi. Non è mai facile guardarsi allo specchio ma avere il coraggio di ammettere i propri difetti aiuterebbe non poco a imboccare la direzione giusta.

Al di là di questo senso di responsabilità individuale va però considerata la capacità di adeguarsi alle esigenze della emergenza in cui ci troviamo. E qui siamo certi che verrà fuori quello “spirito italico”che ci aiuterà non solo a risolvere i problemi (singoli e collettivi) ma anche a trovare l’occasione per ri(trovare) la spinta verso un futuro positivo.
Sabato 17 dicembre 2011 alle 10:01:36
SALVATORE DI CICCO
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